MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA VIROLOGICO

Karl-Marcs von Sidov & Josef-Rudolf Mengele-Engels

Edizioni Eneidi, Torino 1973

Introduzioni e Prefazioni di:

  • Bifolco Praterie presidente onorario del WWWF
  •  

Un Fantasma Funesto si aggira per l’Europa, anzi pel Globo, il Fantasma del Comunismo Virologico. Tutte le Potenze dell’Europa, anzi tutto l’orizzonte della Globalizzazione, il Papa, il WWF, la WorldWide Eugenetic Society, la Trilaterale, l’Aspen Group, il Bilderberg, il Club di Roma, la World Health Organization, la Planned Parenthood, il Tavistock Institute, si sono alleate vieppiù a questo Fantasma e l’attendevano, trepidanti, da tempo. Dov’è non diciamo un Partito, ma almeno una formazione, almeno un gruppo, almeno una formazione, almeno una mezza dozzina di persone alfine, un mucchietto di persone toh! che rechi seco una Opposizione a ciò? Inesistente! I no-vax, gli anti-vax, i creduloni della fake news, i putiniani ortodossi e tutta questa populista populacelumpenproletariat da spazzar via in un colpo solo di Glock, un sol colpo di Uzi! A questa cialtroneria noi opponiamo questo canto liberticida con estremo orgoglio: noi siamo i Volenterosi Carnefici del Virologismo Comunista Internazionalista Globalista! Quindi: “Campi di sterminio per chi non si vaccina”; “Mi divertirei a vederli morire come mosche”; “Se fosse per me costruirei anche due camere a gas”; “I cani possono sempre entrare. Solo voi, come è giusto, resterete fuori”; “Vagoni separati per non vaccinati”;

“Escludiamo chi non si vaccina dalla vita civile”; “I no vax fuori dai luoghi pubblici”; “Potrebbe essere utile che quelli che scelgono di non vaccinarsi andassero in giro con un cartello al collo”; “Stiamo aspettando che i no vax si estinguano da soli”; “Verranno messi agli arresti domiciliari, chiusi in casa come dei sorci”; “Non chiamateli no vax, chiamateli col loro nome: delinquenti”; “Vorrei un virus che ti mangia gli organi in dieci minuti riducendoti a una poltiglia verdastra che sta in un bicchiere per vedere quanti inflessibili no-vax restano al mondo”; “I rider devono sputare nel loro cibo”; “I loro inviti a non vaccinarsi sono inviti a morire”; Gli metterò le sonde necessarie nei soliti posti, lo farò con un pizzico di piacere in più”; “Gli bucherò una decina di volte la solita vena facendo finta di non prenderla”; “Provo un pesante odio verso i no vax”; “Se riempiranno le terapie intensive mi impegnerò per staccare la spina” “Non siete vaccinati? Toglietevi dal cazzo!”; “Un giorno faremo una pulizia etnica dei non vaccinati, come il governo ruandese ha sterminato i tutsi”; “Il green-pass ha l’obiettivo di schiacciare gli opportunisti ai minimi livelli”; “É giusto lasciarli morire per strada”; “Prego Dio affinché i non vaccinati si infettino tra loro e muoiano velocemente”; “Bisogna essere duri e discriminare chi non si vaccina, in ospedale, a scuola, nei posti di lavoro”; “Serve Bava Beccaris, vanno sfamati col piombo”;  “Mandategli i Carabinieri a casa”;  “Gli renderemo la vita difficile, sono pericolosi”; “É possibile porre a loro carico una parte delle spese mediche, perché colpevoli di non essersi vaccinati”; “Non sarà bello augurare la morte, ma qualcuno sentirà la mancanza dei no-vax?”; “Se arrivi in ospedale positivo, il Covid ti sembrerà una spa rispetto a quello che ti farò io”; “I no-vax sono i nostri talebani”;  “Sono dei criminali, vanno perseguitati come si fa con i mafiosi”.

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Contro-Adorno

C o n t r o – A d o r n o. L’ipotetico lettore conosce, fortuitamente o no, la nostra idiosincrasia verso ogni motto, ogni slogan.[1]Contro-adorniamente[2] dichiariamo che non è il Tutto ad esser Falso, ma è il Particolare, il Frammento, il Lacerto ad essere Falso come il motto, lo slogan. Tanto più è sintetizzato il Verbo, la Narrazione, la mera stringa di un Algoritmo sino agli ultimi estremi, di una massima, di un motto, tanto più la fallacità del discorso, della tesi, del ragionamento rischia d’incepparsi e di contraddire addirittura il suo assunto. Non per nulla il motto, lo slogan, addivennero carta sonante sia per l’equivocissimo mondo dell’Advertising sia per quello, ancor di più equivoco, dell’agit-prop politico, partitico, ideologico. La Politica e la Pubblicità come Arte Suprema dell’Inganno. Nondimeno ci risuona in mente, come fosse il canto delle Sirene, tale e quale un allarme, la diceria[3] messa in bocca a Mallarmé. Abbiamo rammentato questo detto leggendo l’intervista data novantaguenario Francesco Alberoni durante la tempesta perfetta del Covid #19: correvano i primi mesi dell’anno 2020.

Verace serqua di banalità di base se non fosse pel fuoco ottico accesso sul Folklore, omonimo capitolo, l’ottavo, di Statu Nascenti, saggio apparso puntualmente, guarda caso, in sincrono col collapase sessantottino per i tipi de Il Mulino, a firma del nostro Alberoni, essendo quest’ultimo l’allora docente alla Facoltà di Sociologia di Trento,[4] fucina notoria delle prime schegge impazzite rosso-brigatiste. Il capitoletto riveste particolare importanza in quanto seppur posto quasi alla fine dello studio è di una dissonanza eclatante rispetto all’approccio razionale, laico, tardo illuminista che pervade tutto il resto dell’opera del sociologo Alberoni. In particolare laddove afferma che: Secondo De Martino, alla base della magia e delle forme religiose […] c’è una risposta al negativo. […] negativo rappresentato dal rischio del naufragio […]. La labilità della presenza (coscienza) è, secondo De Martino, una caratteristica dell’uomo in un dato tipo di società (pre-urbana). […] Questa situazione di rischio di perdita di sé è propria di tutti gli individui in questa fase storica e pertanto anche potenzialmente collettiva: una singola crisi individuale […] è espressione di una crisi potenziale generalizzata che può esplodere come epidemia.[5] È evidentissima qui la matrice zolliana, mirceaelidiana, col suo sciamanismo e le conseguenti ‘tecniche dell’estasi’, esoterica, iniziatica, che fa risiedere nella funzione incantatoria della magia il richiamo risuonante alle ferali potenze ctonie, peculiari alle epoche prenaturali. Un inciso: Sarebbe peccato scorgervi anche una certa soglia di saudade verso quelle epoche barbariche pre-religioni della Rivelazione? Certamente si vaticinava un avvento di un contagio culturale epidemico: cosa che avvenne senza nessun indugio né remora. Guarda caso. Ma andiamo oltre: Da tale crisi […] la società guarisce attraverso un culto […]. Mediatore di questa sintesi è il profeta che, come lo sciamano, attraversa una malattia mortale individuale […] da cui esce illuminato e capace di illuminare.[6] Non è forse il ritratto perfetto del profeta, dello sciamano, del caporione sessantottino, subito dopo divenuto extraparlamentare e poi ancora terrorista? Alberoni pare rispondere con queste parole che vanno a concludere il capitolo in questione: […] la tecnostruttura imperiale USA si compiace dei suoi scienziati sociali così rispettosi dei costumi e delle culture primitive, ma non tollera il nascere delle sintesi culturali rivoluzionarie né nelle metropoli, né ai confini dell’impero.[7] Le Brigate Rosse o meglio: quello che incarnavano queste frange, anche e soprattutto a loro insaputa, parlavano di SIM[8] intendendo con ciò lo Stato Imperialista delle Multinazionali o per dirla con il professor Alberoni, appunto, la ‘tecnostruttura imperiale USA’: una coincidenza casuale di vedute semiologiche? L’Università di Trento nella sua branca di Sociologia svolse per caso un ruolo similare a quello della Freie Universität[9] di Berlino ove svolse un ruolo analogo a quello di Alberoni il neo-sciamano cabbalista Jacob Taubes[10] parimenti a quanto svolto dall’Istituto di Sociologia di Francoforte degli ofidi Max Horkheimer e Theodor Wiesengrund Adorno?

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M a x i m a  I m m o r a l i a

Al giorno d’oggi, essendosi portato a pieno compimento l’Inversione di tutti i Valori, il che dimostra una volta di più, se ce ne fosse il bisogno, la piena fungibilità del pensiero dello scorfano teutonico  ̶ l’abominevole tafano Nietzsche –  ai dettami del corrente Pensiero Unico Dominante, è della Massima Immoralità anche il primitivo abbozzo di meditazione sulla Vita che vuol, da parte nostra invece, difendere ad Oltranza Estrema, contro i suoi Immondi Uccisori in corpore vili: gli estremi untori eutanasiaci; i ferventi anti-vivisezionisti ma ferreamente pro-abortisti; i Fedeli dell’Amor-Nichilistico secondo cui “tutto deve perire al più presto”; i guerrafondai di sempre; gli Olimpici delle Elite TecnoFinanziarie Iniziatiche; gli Spacciatori dell’Epidemia Drogastica a mortale braccetto con gli United Colors of Soros e via di seguito. Dal momento preciso in cui il pilifero filosofo, aedo telegenico buono in tutte le salse talkshawiane, emerso dalla fecale laguna,[1] dal torbido passato lotta autonomista mai profondamente chiarito,[2] ha spacciato con inaudita insolenza, la figura di un Nietzsche con le stigmate cristiane,[3] orrenda blasfemia pronunciata in chiesa, in gemellaggio con lo spaccio della jena Elias Canetti quale lottatore contro la Morte da parte della combriccola adelphiana pastello-colorata, è divenuto di massima immoralità osare contestare questi veraci vomiti culturali. Che dunque Massima Immoralità sia, Ora e per Sempre!


[1] Venezia quale risaputo, rinomato centro irradiante delle élite tecno-finanziarie inziatiche da illo tempore. Cfr. a questo proposito The Roots of the Trust. From Volpi to Volpi and beyond: The Venetian Dragomans of the Russian Empire scritto a quattro mani da Al e Rachel Douglas, 1987, si suppone per i tipi dell’ “Executive International Review” di Lyndon LaRouche.

[2] Dario Borso, Il giovane Cacciari, Millelire/Nuovi Equilibri, Viterbo 1995.

[3] https://www.youtube.com/watch?v=oe25WZN4wDE; conferenza tenuta a Palazzo Ducale, Genova, da Massimo Cacciari intitolata Nietzsche logico-philosophicus, 8 novembre 2017.

Hydra Puttanelli…

Ci ha colpito l’elogio di Claudio Mauri verso Montanelli […]. Non solo Montanelli era quanto di più mainstream, di scontato, ci potesse essere nell’ambito giornalistico, nonostante l’apparente andar controcorrente, per via della sua vena destrorsa […] riportiamo un piccolo, fulminante ritratto apparso dove meno ce lo saremmo aspettati: in una storia del cinema italiano! Leggiamo quanto scrive Sergio Amidei: «Con Montanelli ho avuto dei rapporti [per degli articoli] poi i rapporti si sono guastati decisamente quando Montanelli ha pubblicato il romanzo Il generale Della Rovere copiando paro paro dalla sceneggiatura e scrivendo nella prefazione, che di solito la gente non legge, che lui aveva ricavato il romanzo dalla sceneggiatura, cosa che è poi scomparsa nelle altre edizioni […] Mi pareva strano che una persona come Montanelli avesse questa libidine di poter scrivere un romanzo, ma forse ce l’aveva proprio perché non è capace. Allora mi sono limitato a non incontrarlo più. La gente che si comporta così mi fa vergognare al posto loro. Faccio questo mestiere da tanto tempo, un certo occhio per giudicare le persone ce l’ho e ho trovato in lui molto … un lacchè. Un modo in cui si comportava, ad esempio, con Rizzoli o con il conte Cini, era proprio da lacchè, non da uomo da pari. Pur avendo questa specie di rozzezza, di violenza, in fondo è un lacchè», in L’avventurosa storia del cinema italiano raccontata dai suoi protagonisti. 1935-1959, a cura di Franca Faldini e Goffredo Fofi, Feltrinelli, Milano1979. Cfr. anche degli acuti articoli apparsi nel sito di MoviSol, il Movimento Internazionale per i diritti civili Solidarietà, dal titolo Leeden: dal fascismo allo scontro delle civiltà e Montanelli: un Cilindro col doppiofondo. Le smanie golpiste di Cini, Clare Boothe Luce e ‘il lacchè’, ambedue reperibili in www.movisol.org. Quivi si legge: «Nella galleria degli intellettuali italiani che hanno fatto parte dell’Associazione per la Libertà della Cultura non poteva mancare il principe dei giornalisti anticomunisti, Indro Montanelli. [egli] fu legatissimo a due figure chiave [dell’Associazione di cui sopra]: l’ambasciatrice Clare Boothe Luce, moglie del magnate americano grande sostenitore di Mussolini […] e l’ufficiale inglese Michael Noble, diretto superiore di Hubert Howard nel Psychological Warfare Branch britannico». Fa ragionare a questo proposito l’appellativo di ‘diabolico’ e di ‘stregone’ riportato nel testo Lo stregone. La prima vita di Indro Montanelli, uscito per i tipi di Einaudi, Torino, 2006 a firma di Sandro Gerbi e Raffaele Luicci, pp. XV, XVI: ricordiamo che anche Raffaele Mattioli si attribuiva un coté magico-sapienziale. Del resto l’avversione fanatica di Montanelli a Enrico Mattei è la cartina tornasole che svela l’appartenenza al partito dei lacchè filo-britannici: vedi op. cit., p. 280, come del resto la sua posizione a favore della droga, p. 313, op. cit., nonché il suo ambientalismo ante litteram, p. 314, op. cit., così come il penchant a favore della figura di Adriano Sofri, p. 328, op. cit.

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Dove batte il Cuore a Pugno Chiuso

Alberto Arbasino nei suoi Ritratti italiani, Adelphi, Milano 2014, a pagina 222: recherches proustiane, gaiezza, ‘Lor Signori’, vespasiani, Jet Society: «[…] Un altro infilava il braccio fino al gomito a sfortunate vittime a Fire Island, fermandosi soltanto, come diceva in accento bolognese, ‘quando sento quella roba lì che batte e che è il cuore’»

Da quale bocca…

«la fascinazione che Bocca provava per i ricchi. Lo lusingava essere invitato a cena a casa dei Pirelli, dei Brion, della Crespi. […] ‘Perché ci vai, Giorgio?’. ‘Ma, sai, I Pirelli, I Brion…’. […] Il culmine del masochismo [Bocca] lo raggiungeva quando accettava l’invito che Giulia Maria Crespi faceva ogni anno ad alcuni importanti personaggi nella sua tenuta della Zelata, sul Ticino. La sadica zarina costringeva gli uomini, quasi tutti in età, a una regata agonistica sul fiume. Lui ne tornava distrutto e furioso. ‘Perché ci vai, Giorgio?’. ‘Ma, sai, la Crespi…’. […] Giulia Maria Crespi l’ho vista una sola volta in vita mia. E mi è bastato. Stavo su un torroncino […] il maniero che i Feltrinelli hanno nel Monferrato, dove Inge aveva organizzato una grande festa invitando la meglio società. Il posto era proprio feudale. […] Da una scala a chiocciola del torroncino spuntò una signora che cominciò a sparare una serie di *azzate di estrema sinistra, tanto più comiche considerati il luogo e l’ambiente. […] Alle sei del mattino di qualche giorno dopo squillò il telefono di casa mia. ‘Ma che *azzo hai scritto?’. ‘Ma, veramente, quello che mi hai detto tu [Giorgio] … eppoi è la verità’. Giorgio Bocca: ‘Se tu alla tua età non hai ancora capito che non si può sempre scrivere la verità sei un cretino’».

Massimo Fini, Una vita. Un libro per tutti. O per nessuno, Marsilio, Venezia 2005, pp. 207, 208

L’Olocausto spiegato ai Dummies: ROBERTO CALASSO, Venerato Onusto Maestro … ipse dixit!

Roberto Calasso ha detto alla trasmissione «TV Fahrenheit»: «[la nostra] una società [quella attuale; Nd.R.] che ha espunto la parola sacrificio […] l’ha espunto nel senso della cerimonia […] se una qualche etnia [quale? N.d.R.] avesse intenzione a compiere sacrifici cruenti [di che tipo? N.d.R.] a Londra, a New York, a Parigi, interverrebbe la polizia, non perché è proibito il sacrifico […]

ma perché è proibito accanirsi sugli animali […] ma comunque è escluso il sacrificio dalla società secolare [ne sente il Vate la mancanza? N.d.R.] stranamente rimane la parola e si crea una atroce mescolanza di termini, la più grave di cui dò solo un esempio, specie di mostruoso equivoco, per cui per esempio, la parola olocausto è venuta a designare lo sterminio degli ebrei e la parola olocausto è un termine tecnico  SACRIFICALE  che si trova anche nella Bibbia a partire da Noè e  designa una cerimonia sacra di quel popolo e per una specie di stravolgimento orribile per cui corrisponde al politically correct attuale per cui tutti sono fieri di parlare di olocausto pensando che sia parola giusta per designare l’uccisione degli ebrei, EBBENE, questa parola stravolta…»

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Il Complotto (inesistente) del Barone di Münchhausen

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Tramite un amico comune siamo destinatari di una circonstanziata reprimenda firmata da un quidam (peraltro un autentico genialoide nel suo campo) che ha come obiettivo da schidionare quella costellazione definita da questi con un ismo assai à la page ultimamente: complottismo. Della serie: di ogni erba si fa un fascio.

Ebbene usare lo specolo dell’ismo per metter al bando una congerie di pensiero (qualsiasi) è come disprezzare un interista in quanto fan di una squadra e parimenti un milanista per la stessa militanza (nei confronti di un’alta squadra)! È un sintomo di un pensiero pregiudiziale che – eterogenesi dei fini classica – va e vuol andar a condannare una schiera di pensiero in quanto pregiudiziale! a seconda di questi che usano l’ismo come una clava. Alla stessa stregua un pensiero intellettualmente onesto si esime dal condannare in toto un ismo qual è il comunismo giacché accanto alle innegabili colpe intrinseche convive il corpus dell’analisi marxiana che aveva radiografato la quintessenza del Capitale come mai prima nessuno aveva fatto.

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La religione del Merda

La religione del Merda. Fossimo stati un insetto, svolazzante da par suo, nella calura assordante del Cairo, avremmo potuto spiare il rictus stampato in faccia, di René Guénon allorquando soleva sbirciare, furtivamente, oltre le vetrate, oltre le cortine dei suoi tendaggi la folla oceanica, formicolante, in un andirivieni entropico, probabilmente privo di senso alcuno. Quel tramestio, similare all’impazzimento delle tracce degli elettroni nell’anello ginevrino del CERN, di allora, denso, zeppo di individualismi ed allo stesso tempo con nessuna significanza è quello di oggi, né più e né meno. Il vecchio cacomago oltralpino, quasi naturalizzato all’ombra delle piramidi, coi suoi baffetti azzimati stile Mandrake delle famose strip degli anni Settanta, riconoscerebbe compiaciuto nell’ottundimento delle folle contemporanee non solo quello delle folle d’antan ma anche e soprattutto l’avverarsi, come frutto concreto di quel processo, iter di immedesimazione nell’età del kali-yuga, della barbarie ultima che lui tanto aveva avvertito come prossima ad inverarsi. Il suo, ca va sans dire, era un avvertimento che solo i gonzi dell’epoca e quelli a loro epigoni presero come funzione di uno sdegno quando invece si trattava veritariamente, da parte del Mandrake dell’esoterismo unificato, di una invocazione a pieni polmoni perché ciò accadesse davvero. Forma fenomenica del suo contrario, raccontava lo spiantato di Treviri ma ben accasato di moglie.

Ora, dall’oltre tomba, è probabile che Guénon si faccia beffe di coloro che lo salutarono imperituramente come l’avvertitore di una contro-iniziazione, leggi “inversione” di tutti i valori, incombente quando esso stesso era il verace fomite di quella processualità della contro-iniziazione che tanto, all’apparenza, detestava e denunciava. Non sussisteva Mistero dietro a Guénon, ma dentro a lui c’era Mistificazione (allo stato puro), quella inquinato ed inquinante. Il Mistero lo lasciava volentieri agli sciocchi, quelli che spergiuravano sui tavolini traballanti, con contorno di ectoplasmi. Oggi tutto ciò lo vediamo all’Opera (al Nero). Il Re è Nudo e deambulante dinnanzi a noi. Egli è l’officiante primo della religione del Merda.

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Al presente la popolazione mondiale si va incrementando di 5.800 persone al giorno…

«Tutto ciò che è interessante avviene nell’ombra. Non sappiamo niente della vera storia degli uomini».

Da Voyage au bout de la nuit in Louis-Ferdinand Céline, Colloqui con il professor Y, Einaudi, Torino 1971, p. 107

«Pietro Calogero: “Premetto che Negri è stato condannato a una pena complessiva superiore a 16 anni di reclusione per reati di natura sia associativa che specifica, con tre distinte sentenze passate in giudicato: la prima è quella emessa dalla corte d’Assise d’Appello di Roma nel processo ‘7 aprile’ in data 8 giugno 1987; le altre due sono state emesse, a conclusione di due distinti processi scaturiti da indagini della magistratura milanese collegate con quelle padovane del ‘7 aprile’, dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano rispettivamente il 10 febbraio 1992 e l’8 maggio 1998. Il reato associativo del quale Negri e altri dirigenti autonomi sono stati riconosciuti colpevoli, unitariamente qualificato nella prima delle citate sentenze come associazione sovversiva e banda armata, rispecchia sostanzialmente la struttura dell’accusa formulata, in due capi distinti, negli ordini di cattura del 7 aprile. Non solo infatti si addebita loro di avere promosso, organizzato e diretto, al fine di sovvertire con la violenza gli ordinamenti dello Stato e di provocare la guerra civile e l’insurrezione armata, una serie di bande armate costituenti il livello occulto prima di Potere Operaio e poi di Autonomia Operaia Organizzata, coordinate in modo da costituire nel loro complesso un’unica organizzazione.

Ma si evidenzia, contestualmente, che gli stessi hanno agito, nella qualità di dirigenti di tale organizzazione, in ‘accordo tattico e operativo con le Brigate Rosse e altri gruppi armati operanti con finalità eversive nel territorio nazionale’ perseguendo ‘la già citata strategia insurrezionale attraverso la pratica costante di due sistemi di lotta violenta contro gli ordinamenti dello Stato: la cosiddetta ‘illegalità di massa’ (picchetti violenti, occupazione di case e stabilimenti industriali, sabotaggi di impianti, autoriduzioni, blocchi stradali, perquisizioni ed espropri proletari, ecc.) e la ‘lotta armata’, terroristica in particolare, concretatasi in attentati, stragi, omicidi, devastazioni e, in genere, in delitti contro l’incolumità pubblica e le persone”. Questa duplice configurazione del fenomeno associativo, nella quale si riflette quella entità complessa e informale che nei documenti politici del movimento viene comunemente chiamata ‘partito armato’, non sarà più modificata nei gradi successivi del giudizio e diventerà definitiva dopo il vaglio favorevole della Corte di Cassazione».

Pietro Calogero, Carlo Fumian, Michele Sartori, Terrore Rosso. Dall’Autonomia al Partito Armato, Laterza, Bari 2010, pp. 139, 140, 202

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