Gli Stati Molteplici dell’Essere

Come sempre le chiavi, i livelli, di interpretazione di questo o quell’accadimento possono essere semplici o complicati; univoci, duplici o multipli addirittura e via di seguito. In genere indagare e cercar di comprendere colla classica chiave di volta dell’a cui prodest aiuta sebbene come nella matematica, alla fine della fiera, se è il numero che descrive la realtà anch’esso va ‘letto’ nella giusta luce e misura. Tutto ciò per dire che il Terrorismo, singolo o diffuso che sia, appare essere causato da questi, giovare quindi a quello e così via. Ma questo a cui prodest è l’unica lente di discernimento?

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Hic Rhodus, Hic Salta

Vedo con piacere che continui la tua “buona battaglia” contro i “guardiani del Nulla”: questa volta il tuo bersaglio è uno dei più noti “maestri dell’impostura”, l’orripilante ALDOUS HUXLEY, cui l’editoria, italiana e straniera, non ha mai fatto mancare le sue casse di risonanza, dandogli così modo e agio di spargere i suoi veleni. Ma già, il discorso sulla trahison des clercs ci porterebbe lontano, perché da lontano vengono le malattie che costoro vanno da molto tempo propagandando. Il nemico purtroppo è versipelle, camaleontico: oggi dal comunismo è passato al buonismo liberal, al luogocomunismo (il pensiero debole è diventato liquido), allo spaccio della nuova Bestia trionfante, in un’ebbra brama di cupio dissolvi che non risparmia più niente e nessuno. Sto leggendo Le Potenze dell’Aria: Calasso, nel suo piccolo, è insidioso perché vuole disgiungere il Sacro dal Logos e dall’argine che la filosofia greca ( e poi il cristianesimo con la sua “riduzione” simbolica del sacrificio) ha frapposto al Caos e alla tracotanza (hybris), ma il suo gioco è troppo scoperto (come tu vai giustamente rivelando) per essere davvero pericoloso. Così diventa un gioco di società: per radical-chic o per snob che hanno tempo da perdere. Ma Huxley è un’altra cosa, proprio perché contrabbanda come neo-umanesimo il  suo pensiero in realtà in-umano o dis-umano. Da soli questi loschi figuri non preoccuperebbero: preoccupa invece il sistema di complesse liaisons che essi intrattengono tra loro e con i centri di potere (massonici, diceva Collu): questi legami o queste relazioni (più o meno sotterranee) consentono appunto a questi apprentis sorciers del Nulla di ergersi a maitres à penser e di fare proseliti, così che le loro cervellotiche elucubrazioni finiscono per essere tradotte quotidianamente in pratica. E innescare “rovine di Kasch” a catena.

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RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO…

Questo lavoro, composto da studi e materiali “stratificati” e volutamente compositi, intende fornire un contributo in relazione ad alcuni significativi temi inerenti alla storia delle religioni ed alla storia intellettuale contemporanea: tra gli altri, la relazione tra ermeneutica, storia e Tradizione nel contesto degli “studi religiosi”; il rapporto tra tradizione religiosa e mondo (post)moderno (ovvero, in primis, tra Cristianesimo e Occidente), con particolare riferimento alla “scuola romana” di storia delle religioni; il tema della elaborazione di una “morfologia religiosa” fondata sulla comparazione (con speciale attenzione per l’ascesi, la mistica e l’escatologia); la questione del “primordialismo”: qui presentato in una versione “metafisica” ed in una letterario-etnologica, di tono “esistenziale” (e, in particolare nell’opera di Pavese, il “velo” del
“religioso” è talvolta stato squarciato in modo evidente).

L’AUTORE
Marco Toti (Roma 1976), è dottore di ricerca in “Tradizioni e Istituzioni Religiose di Ambiente Circummediterraneo”; già borsista “Fulbright” e presso l’Accademia dei Lincei; è stato giudicato idoneo come professore universitario di seconda fascia di “Storia delle Religioni” (abilitazione nazionale, 2013). Ha pubblicato vari lavori concernenti argomenti di mistica comparata, con particolare attenzione al metodo di orazione esicasta ed all’iconografia cristiano-orientale.

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La camicia di Nesso

Come si fa a orientarsi in questo labirinto di specchi?

Giuseppe Zigania, Hostia. Trilogia della morte di Pier Paolo Pasolini, Marsilio, Padova 1995, p. 455

Il suo supremo trionfo, così come l’aspirazione suprema del Diavolo è quella di convincere tutti della propria inesistenza.

Roberto Calasso, La letteratura e gli dèi, Adelphi, Milano 2001, p. 144

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La Panda 30, verde mela stinta, il cui muso era testardamente indirizzato verso Acqui Terme, una Wiesbaden delle langhe piemontesi, singhiozzò, stridente e non facemmo nemmeno in tempo a rendercene conto: eravamo in panne.   Il differenziale fatto fare a Sri Lanka era collassato. Frutto malefico già allora della globalizzazione ai suoi albori. Poteva capitar di peggio. Ci rassegnammo. Anche perché non tutto il male vien per nuocere, al solito e difatti trovammo facile e subitaneo rifugio in una locanda posta al confine di una stradina, tipica di quei paesini no man’s land, sorti a mala pena, quattro case in croce, abbarbicati a contorniare una lunga lingua di strada che li divideva in sostanza a metà.  Entrammo speranzosi di trovare un telefono a gettoni, naturalmente e, perché no? qualcosa da sgranare, da metter sotto ai denti, vista l’ora tarda. La stamberga pullulava di avventori; chi giocava a tressette; chi a carambola, imprecando di tanto in tanto; chi a calcio balilla; chi, naturalmente, oziando e basta. In un tavolino sbilenco ci disponemmo sotto una luce malinconica, fioca, ma adatta al posto come una sedia rattoppata in quadro di Sironi.

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L’IMPERO DEL MALE.  Lo Stato Canaglia

I rari nantes in gurgite vasto che hanno la bontà di darci, talvolta, uno sguardo sanno alla perfezione che è lungi da noi esser mesmerizzati da checchessia che sappia di attualità, di cronaca contemporanea. Nondimeno gli avvenimenti dei mesi che ci vedono scrivere queste righe non possono non farci accentuare l’azione del nostro radar, casalingo quanto si vuole ma pur sempre strumento d’indagine, a mo’ di periscopio, su quanto sta accadendo nel terrificante turmoil vulcanico del Medio e Vicino Oriente a partire dal vile, proditorio, attentato contro il leader maximo militare, iraniano, Qaset Soleimani, messo a segno dai clan bright & best del Secolo Americano. La domanda che sorge spontanea quanto inevitabile da Sotto il Vulcano è quale sia davvero la Nazione Canaglia, l’Impero del Male, quando s’appella una figura inserita appieno nei ranghi militari quale terrorista mentre lo si accoppa, come un animale al macello, nello svolgimento di una missione diplomatica che avrebbe dovuto assicurargli la piena immunità, accusa, quella di Nazione Canaglia et l’Impero del Male che, appunto, viene diretta proprio contro quella Nazione e le similari ad essa che ha subito il torto di questa uccisione, di questo massacro.

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#Marco Belpoliti …Chissà che non ci siano stati pure loro…

Un davvero interessante quanto sorprendente, considerato dalla fonte da cui proviene, insight ce lo consegna Marco Belpoliti dalle colonne de “la Repubblica” online del 25 agosto 2017 – riportato da www.dagospia.com con la solita sagacia – sotto il titolo No Drugs No Future. Nell’articolo si riconosce che l’ecstay è stata un prodotto elaborato non tanto da raffinerie clandestine di prodotti stupefacenti ma quanto da una multinazionale della chimica ‘perbene’ e cioè la Merck di Darmstadt, in Germania. Non solo. Una reviviscenza di tale sostanza la si ebbe con un altro gigante della chimica mondiale e cioè la Dow Chemical Company.  Non finisce qui: il Boston Group viene creato appositamente per – come dire? – gestire la diffusione e la promozione di questa sostanza allucinogena. La strada dell’ecstasy viene facilitata a dismisura dal fatto che essa è veicolata dagli ambienti gay (sempre parole di Belpolito) nelle discoteche di New York e di Chicago (ci chiediamo quanto esse fossero indenni da infiltrazioni nettissime del crimine organizzato) nonché dai discepoli di Osho: la saldatura più che perfetta tra ambienti occultisti para-esoterici, grande Capitale Internazionale, massoneria pederasta globalista, crimine organizzato. Manca una sola testa di turco all’appello per lo Scacco Matto: i Servizi…. Chissà che non ci siano stati pure loro.

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Latrina

Trattasi evidentemente di un ennesimo ‘puro caso’ ma leggiamo nel sito www.nelvento.net ‘animato’ da un reduce sessantottino, Joe Fallisi, un’intervista allo scomparso Riccardo D’Este – un altro ‘incorreggibile’ sessantottino – intitolata La vivibilità del negativo: Qualcosa su Riccardo D’Este, ottobre 2013, che quest’ultimo apertis verbis, a suo stesso dire, creava “situazioni nuove, rapporti veri erotici (anche con i bimbi…)” a testimonianza che la pedofilia odierna ha radici ben strutturate purtroppo nella latrina sessantottina.

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