Le Cronache di Narnia

“Ai molti che scorgono – con infinità sicumera – dietro ogni Mistificazione un Grande Mistero, noi affermiamo che il più Grande Mistero è la Mistificazione”, così recitava una IV di copertina di uno dei tanti volumetti sottilmente pastellati con un variegatissimo pantone di colori, declinato in sottili nuances. Dal che ne discende che ai Molti non è dato capire pressoché Nulla o quasi. Del resto – andiamo con una citazione a braccio – non era forse il (cattivo) ma sempre Maestro, Guénon che scriveva “qualora i più avessero preso contezza dell’Orrore che si cela presso gli Olimpici sarebbero preda del Terrore più assoluto, pietrificati da uno Spavento Incommensurabile, afflitti da una stoccata fatale. Temiamo che sia per questo “processo” noetico che assistemmo ad una surreale conversazione ove un interlocutore cercava vanamente di illustrare l’enorme impatto che ebbe la casa editrice Einaudi, in particolare quando fu capeggiata dal bianco candido vestito struzzo, Giulio Einaudi – sulla “Zivilisation” italica, impatto, egida che mesmerizzò, orientandone financo le più recondite fibre del tessuto sociale, in un chiaro (a chi aveva l’ardire di scorgerlo) secondo un chiaro disegno sinistro-marxista. Nonostante l’acclarata evidenza dei fatti su descritta il secondo interlocutore appariva del tutto incredulo rispetto ai racconti del primo: meraviglia della pura ignoranza. Questo per dire che possano esistere, agire, concretizzare, solidificare, manifestare una verace opera – usiamo un eufemismo – “stilizzazione” di una intera psicologia, pedagogia, modus vivendi, fenomenologia, Weltanschauung (visione del mondo per intenderci) della Gemeinwesen (del Sociale insomma) eppure esse risultano paradossalmente sconosciute o intraviste appena ma per nulla sedi, siti, delle operazioni sin qui descritte.

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Altro che Biennale, Gondole e Calatrava…

Tra le pietre di Venezia

Il circolo Toeplitz-Volpi varò il piano di ricostruire Venezia adescando quella che chiamavano “la brigada internazionale spendacciona”, il jet-set di allora, in modo da indi[1]rizzarla verso i lidi veneziani coi suoi hotel densi di glamour. Questa azione fu la base per la [futura] catena di hotel Ciga. Il figlio di Toeplitz rammenta che molto della rinnovata popolarità di Venezia fu dovuta a John Ruskin col suo libro Le pietre di Venezia, oggetto di un gran battage dell’epoca. Più tardi Volpi assieme all’entourage della Banca Commerciale Italiana fece costruire il complesso industriale di Porto Marghera, confinante con Venezia, nell’orbita della Montedison.

AL and RACHEL DOUGLAS, The Roots of Trust. From Volpi to Volpi and beyond: the venetian dragomans of the russian empire, “Executive Intelligence Review”, 1987, p. 356

dal libro ROBERTO CALASSO. UN ENIGMA INSOLUTO, Lemmapress editore, 2022

L’Idiosincrasia Idiota Fascista e gli Iper-Fascisti Idioti

Milano, dalle parti di corso Como, ora di colazione, a ridosso del giorno delle elezioni, in un dehors. Due colleghi in pausa pranzo.  Appartengono entrambi ad una delle classiche società di consulenza – quelle coll’acronimo che fa tanto stelle & strisce e McDonald – le quali sono tanto “consulenti” da non aver avvertito nessuno dell’appropinquarsi della débâcle Enron o del crac della Lehmann Brothers: discutono dell’approssimarsi delle votazioni ed uno manifesta apertamente una paura[1] nel caso che possa vincere la Destra che viene ovviamente connotata come fascista. Ovviamente ambedue ignorano (ma all’università cosa avranno imparato oltre alle idiozie peculiari alle materie di esame?) che il Fascismo è anti-atlantico per antonomasia altrimenti non è Fascismo. Non per nulla il Fascismo cavalcò il lemma plutocrazia in funzione anti-anglosassocentrismo: se non fosse così non sarebbe stato e non potrebbe esserci nessuna guisa fascista di sorta. Tralasciamo le fasi della genesi del Fascismo quando esso si abbeverò a piene mani nell’ausilio dei Loggionati meneghini e di quelli dalle parti del Duca di York[2] nonché Oltreoceano per spiccare il volo: fu un trampolino momentaneo che poco dopo il Fascismo come Movimento abiurò ed abbandonò: nella sua storia centrale il Fascismo era graniticamente opposto al Secolo Americano in tutto e per tutto. Ora la Destra in Italia oggi come ieri è strettamente filo-atlantista dunque non può essere – per partito preso – fascista. Del resto furono proprio gli anglosassoni – Office of Strategic Services e MI6 – che nel primissimo Dopoguerra cooptarono niente di meno che Guido Leto per anni a capo della polizia politica fascista, l’OVRA, Federico Umberto D’Amato anche lui in quell’ambiente per finire a Juno Valerio Borghese, caporione della X Mas ultra-fascistissima, per dirne soltanto di alcuni, i casi più clamorosi, ai loro servigi: dove starebbe allora la pregiudiziale tanto sbandierata da una manica di artistucoli, di Arlecchini pronti a servire qualsiasi bandiera, di saltimbanchi, di clown della cosiddetta sezione Cultura & Spettacolo sbandierata contro un potenziale presunto fascista se i primi a servirsi degli avatar fascisti sono stati proprio gli atlantisti, per tacere addirittura sulle Rat Lines, l’Operazione Odessa, sempre ad opera degli anglosassocentrici che fecero esfiltrare dozzine e dozzine di papaveri e teste d’uovo naziste nelle calde braccia del pingue Occidente?

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“Roberto Calasso. Un mistero insoluto”, Lemmapress edizioni, 2022.

Brillante, colta, erudita… L’opera di Calasso suscita ovunque ammirazione e nel plauso generale ha affascinato molti lettori. Espressione di un pensiero senza dubbio visionario, ma questo non basta: dove portano, in concreto, quelle pagine erudite? Oggi più che mai dobbiamo chiederci qual è l’approdo, ovvero il télos, della pagina calassiana, in cui si esalta così spesso l’elemento più selvaggio del paganesimo, lo stupro, il sacrificio, la possessione: fu solo il gioco intellettuale di uno spirito libero e, perché no, profetico? L’intuizione di un’attualissima Cassandra? O l’espressione di una corrente di pensiero ben precisa – la gnosi spuria, il nichilismo – volta a distrugger dall’interno le fondamenta stesse dell’Occidente? La domanda non è oziosa, né teorica soltanto: anche il cavallo di Troia era bellissimo a vedersi, ma portava nel suo grembo germi di dolore vero.

I Pantaloni […] della Tuta della REGINA

Poi ce lo dicono, lo continuano a ripetere ad libitum, pletore, schiere, torme, folle oceaniche di solerti soloni bercianti sempre le stesse ridicolissime litanie volte a screditare le tesi che invece attestano l’esistenza delle Suggestioni, degli Incantamenti, delle Isterie di Massa, delle vere e proprie Ipnosi Collettive. Prova provata – ennesima ma non bastante ai sopra citati gazzettieri, scribacchini, imbratta-carte a gettone,[1] scribi prezzolati a josa – le ineffabili dichiarazioni di gente comune che risiede nei pressi di uno dei manieri della soi disant REGINA le quali spergiuravano, “sentivano” in corpore vili che Tale Dama fosse pari pari una “vicina di casa” come tante del circondario. Ora chi abbia minimamente vissuto e soprattutto lavorato in Inghilterra sa benissimo sopra la propria pelle che non esiste Nazione più razzista che l’Inghilterra (a parte di una “Nazioncina” che non si può citare ma che, del resto, è il “pesce pilota” dell’Union Jack stesso) ma di un razzismo che è anche endogeno rivolto com’è verso e contro i propri simili. Mai come in Inghilterra si percepisce il disprezzo, il “contempt” se non si appartiene all’Upper Class. Del resto, Stephen Spender, W.H. Auden, Christopher Isherwood, Aldous Huxley e Julian Huxley uber alles, per citarne solo alcuni (Churchill fu un caposquadra dell’argomento!) furono razzisti al cubo, all’ennesima potenza: basterebbe leggere I diari di Sintra e le lettere scritte di suo pugno da Aldous (ovviamente tutte cose e testi di cui nessuno parla; i soloni di cui sopra, Grandissimi Somari e Disonesti Intellettualmente al mille per mille ne tacciono l’esistenza e/o l’ignorano). Figuriamoci se la “REGGINA” (lo scriviamo con due “g” alla romana, alla coda alla vaccinara giacché per inciso, ma va sottolineato, tutta la soi disant classe aristocratica inglese è una aberrazione che scaturisce dall’anti-cristiano Cromwell il quale con un colpo di Stato mise al potere pseudo-aristocratici) facesse in qualche guisa comunella con uno od una del popolo! Ma via! Mai e poi mai.

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“Femina Homini Lupus…”

“Femina Homini Lupus”

Non è stata una accoglienza da ricordare quella a noi riservata dall’oscuro archivista, uno dei tanti bibliotecari presenti nella vasta sala, con quel suo latinorum o latino maccheronico che usiamo malgré tout per il nostro commento: Femina Homini Lupus. Non abbiamo cestinato del tutto questo lapidario motto biascicato a mezza bocca dal diversamente giovane archivista perché in cambio della nostra stoica sopportazione egli ci aveva fatto notare, indicandoceli, una serie di saggi, una vera e propria sequela, che sciorinava titoli – apparsi durante l’apoteosi culturale della letteratura femminista – che seppur diversi sottendevano la stessa identica medesima manfrina: Donne che corrono coi lupi; La tigre in corpo; La femminilità animale perduta; Risvegliare la nostra corporeità e via di seguito per dozzine e dozzine di titoli che celebrano la stessa cosa. Questi capisaldi ribadivano chi più, chi meno, chi in una guisa, chi in un’altra in sostanza questo: la Femmina preda di decenni, anzi di secoli, di repressione tout court ma in particolare attuata in ambito (pan)erotico-sessuale-sensuale, da parte del Padre Padrone Fascista Patriarcale Paternalistico financo Monoteista doveva recuperare atteggiamenti, movenze, sembianze, parvenze e soprattutto evidente sostanzialità preternaturale, come a riportare, in parole semplici, l’orologia della civiltà … indietro ed indietro non di poco, di parecchio.

Quanto indietro pareva indicare e chiedere tale letteratura: la risposta era “indietro sino a far coincidere l’essere Femminile con l’essere di Natura, pari pari, senza contaminazioni da parte della gabbia inscritta nel costrutto della civiltà: regole sessuofobiche in primis. Che cosa distingue l’essere di Natura nella casacca dei panni femminili? Semplice: l’essere della Femmina-Donna pari pari all’essere della femmina dell’animale. Come tale quando si manifesta l’estro femminile nella femmina animale essa ricerca senza tabù di sorta l’accoppiamento e comunque mette in mostra genericamente parlando le proprie peculiarità femminili senza tabù di sorta essendo la sua sessualità non mediata da alcunché. Non è mai esistita una contrizione vittoriana per le femmine degli animali, tanto per far un esempio eclatante. Se compare il desiderio lo si soddisfa, senza remore: pare di aver tolto le parole di bocca da uno dei più grandi demonologi che la storia culturale rammenti, Herr Sigmund Freud. La Femmina Animale è l’Avatar pan-erotico più che perfetto. Ora tutto ciò è l’esatta, millimetrica, fotografia di quello che vediamo ritratto in questi giorni al Festival del Cinema di Venezia. Si dirà che le pin-up passeggiatrici rutilanti, accanite nel red carpet siano caricature, allegorie, sontuosità artificiali e via di seguito ed invece no di certo che non lo sono: non per nulla sono appellate “iconiche”, “influencer”, “trend-setter”, “tik-tokker” ecc. ecc., segno appunto che lasciano il segno in corpore vili, nell’intera società. Prova provata? Le loro imitazioni si potranno trovare in men che non si dica già il prossimo mese soltanto a guardare anche la più remota movida di provincia, statene certi e non dubbiosi.

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E SE IL COSIDETTO “MOSTRO DI FIRENZE” SIA STATO NELLA REALTA’ UN OPERAZIONE DI GUERRA PSICOLOGICA

Marcos61's Blog

Nella puntata n. 374 di Bord Night[1] viene intervistato Francesco Raum, un iniziato a circoli magico-esoterici che ha raccontato delle informazioni che ha avuto sulla cosiddetta casa dei misteri di Firenze, sede segreta del Sisde legata probabilmente a depistaggi e ruoti attivi in alcuni irrisolti misteri italiani come quelli legati al cosiddetto Mostro di Firenze.

Egli afferma che dietro quello che definisce un’operazione da guerra piscologica c’era Gladio.

Gladio nel corso degli anni Ottanta che nel corso degli anni ’80 ebbe diverse trasformazioni quali ad esempio la costituzione, tra il 1985 e il 1987, dei Centri addestramento speciale (CAS) e del Gruppo operazioni speciali (GOS), entrambi inquadrati all’interno della 7a Divisione.[2] I Centri addestramento speciale (CAS) sono nati attorno alla metà degli anni ’80, nell’ambito di un’ulteriore ristrutturazione dell’organizzazione. Sull’esempio dei due centri esterni già operanti – il “centro Ariete” di Udine, erede dell’Ufficio Monografie del V Comiliter…

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Se ci fosse un politico NON politicante ma genuinamente πολιτικός

Se ci fosse un politico NON politicante ma genuinamente πολιτικός

Se ci fosse un politico πολιτικός… degno di questo nome lo voteremmo senza esitazione. Se ci fosse stato un politico che avesse appoggiato Benedetto Croce quando in parlamento nell’immediato Dopo Guerra bollò come irricevibile il Trattato di Resa Incondizionata impostoci dagli anglo-americani … l’avremmo votato. Se ci fosse stato un politico disposto a ribellarsi allorché si scagionarono i piloti della genia dei “liberatori” appena citata, i quali causarono la tragedia del Cermis, l’avremmo votato. Se ci fosse ora un politico, un solo politico opponentesi alla non-“giudicabilità” della soldatessa ubriaca dei “liberatori” appena citati, la quale ha ucciso in strada, lo voteremmo. Se ci fosse stato un solo politico che avesse dato ragione alla linea della trattativa di Craxi, a dispetto della ribalderia di quest’ultimo, lo avremmo votato.  Se ci fosse stato un solo politico a sottoscrivere e caldeggiare la maxi fusione ENIMONT, la quale avrebbe portato a realizzare una compagine agro-chimica di circa 60mila dipendenti e quindi a collocarsi tra le prime 5 holding mondiali del settore, lo avremmo votato (dispiace dirlo che anche la volpe Craxi non caldeggiò l’operazione, anzi…).

Se ci fosse stato un solo politico, uno che fosse uno, a levar la voce denunciando la scandalosa partouze messa in scena sullo yacht reale inglese, il Britannia, tanto in banchina a Civitavecchia quanto al largo in acque extraterritoriali, ove si varò la svendita alle grandi conglomerate finanziarie-industriali estere di tutto l’appetibile italiano, l’avremmo votato. Se ci fosse stato qualche politico che avesse contestato la depredazione dei conti correnti italiani varata dal governo di Giuliano Amato l’avremmo votato. Se fosse esistito un politico contrario alla ridicola laurea ad honorem concessa a Soros nella Bologna tutta cazzuola, gonnellino, compasso e squadra avrebbe avuto il nostro sostegno. Se ci fosse stato qualche politico contrario alla svendita del gioiello industriale “La Nuova Pignone” ai supposti “liberatori” di cui sopra gliene saremmo stati grati. Se ci fosse stato un solo politico a contestare l’abominevole salvataggio della lira attuato dal governo di Mario Ciampi il quale costò un oceano di soldi a spese del contribuente e fu tutto a favore di Soros avrebbe avuto il nostro apprezzamento. Se ci fosse stato un politico disposto a dar man forte ad Enrico Mattei il quale, estrema attualità, sosteneva che senza autonomia energetica una Nazione non può esercitare la democrazia, avrebbe avuto tutto il nostro sostegno. Se ci fosse stato un politico, uno solo, che si fosse opposto al vero e proprio smantellamento della sanità pubblica (questione che è sotto agli occhi di tutti) a totale favore di quella privata (ovviamente grazie agli “addentellamenti” con la politica da cloaca…) lo avremmo votato. Se ci fosse un solo politico a smettere di citare sempre e comunque l’oscena litania dell’elusione fiscale (guerra giusta ma minoritaria) e MAI E POI MAI citare invece la guerra alla criminalità organizzata (sotto agli occhi di tutti, vedi la Conquista di Roma da parte di congerie mafiose ovviamente fortemente partecipate da etnie extracomunitarie come vuol il pensiero politically correct) ove alberga una massa enorme di denaro sottratto coercitivamente alla società civile, l’avremmo votato. Se ci fosse un solo politico a smettere di difendere le soi-disant minoranze che poi sono invero minoranze che comandano ed impongono i loro assurdi osceni diktat basati solamente su voluttà e desideri di testicoli, di ani, di bocca, di sfinteri, di uretre, di genitali, di uteri e di converso avesse difeso i diritti sacrosanti di operai, di co.co.co, di lavoratori part-time, dei rider, a contratto a termine, a chiamata, degli anziani, dei bambini, dei deboli, dei malati, degli svantaggiati (veri), l’avremmo votato. L’elenco degli “assenti non giustificati” è troppo lungo per continuare…

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Dacci oggi il nostro stupro quotidiano…

Persino il più inveterato allievo – somaro, quello posto quasi permanentemente dietro la lavagna, con tanto di cappello a cono guarnito dalla dicitura “asino” – ha contezza che un insieme, una catena, si regge, ha una sua tenuta, a patto che tutti i suoi elementi, le sue maglie, posseggano la stessa identica tenuta. Esemplificando: una conclamata tenuta di una tonnellata di una catena avrà e dovrà avere tutte le maglie, nessuna esclusa, capaci di reggere una tonnellata. Di converso, se una maglia, una qualsiasi avesse una tenuta, una resistenza inferiore ad una tonnellata allora la catena intera si spezzerebbe a quella determinata resistenza inferiore. Facendo fede di reverse engineering potremmo dire che sfruttando questo principio – l’introduzione consapevole di un anello debole in una catena, in un insieme – determinerebbe scientemente il black-out, lo stop, il fermo, la dissoluzione di quel dato sistema, insomma l’interruzione perlomeno delle sue leggi funzionali.

Questo anello debole è il cosiddetto anello sacrificale: un fusibile evidente esempio in un circuito elettrico è messo lì a bell’apposta per esser bruciato, per esser sacrificato onde mandare in panne l’intero sistema e salvaguardarlo da una distruzione o da un danneggiamento ulteriore. La stessa identica tattica viene messa in atto negli assi di trasmissione delle eliche dei natanti ove un anello di zinco posto scientemente in loco deve servire da anello sacrificale e consumarsi a causa delle dannose correnti galvaniche sottomarine preservando così l’elica, il piedino dell’elica e la linea d’asse. Tutto questo avviene negli ambiti della cosiddetta sapienza conoscitiva scientifica (e qui si dovrebbe far un lungo ragionamento che va oltre la portata di questo articoletto…) il che non impedisce, anzi tutto il contrario, la trasposizione di questi diktat in altri ambiti, ad esempio, in quelli delle cosiddette scienze sociali. Infatti, è ciò che avvenne. Un caso su tutti: il ’68. Nel percolamento che si ebbe durante la lunga stagione sessantottina ove tutti – senza distinzione di sorta – i miasmi dell’intera decadence occidentale, a partire da quelli generati davvero illo tempore dalle esiziali temperie dell’Anciene Grece, vedi ad esempio i Misteri Eleusini, i Riti Bacchici, la prosopopea di quanto attiene alle Celebrazione dionisiaca, le processioni coribantiche, le drammaturgie messe in scena dalle Baccanti e via di seguito (qui basterebbe squadernare l’infernalità così ben descritta dalle opere di Zolla, l’adelfiano ovviamente…), si proiettavano di nuovo in superficie, prepotentemente, si ebbe l’elisione dell’ultimo fusibile in possesso dell’Occidente. Quel fusibile saltò, si bruciò, avvampò e quindi tutto il meccanismo del sino allora Potente Logos occidentale andò in panne, si dimididò in mille pezzi, frantumato. Il risultato evidente? Semplice! La drogasteria, la Pornolalia col suo condimento di coprolalia, la Scheisse-musik eretta a koiné imperante (rapper, trapper, gangsta-rapper et similia…) furono sdoganate ad uso e consumo delle masse. Questi tre pilastri del Trishula, il Tridente di Shiva, divennero un atout imprescindibile per le masse. In epoche precedenti la cloaca sessantottina non che queste peculiarità fossero sconosciute, tutt’altro, basta mandar la mente alle raffigurazioni pornologiche dipinte sul vasellame o sulle pareti di antiche popolazioni, greci, gli abitanti di Pompei ecc. Il fatto è che tali “uscite da sé”, per dirla alla Zolla, erano strettamente riservate ad una casta, assai ristretta, di iniziati, il che non diminuiva certo l’esizialità di tali fenomenologie ma almeno le circoscriveva. Da quando menti raffinatissime fecero saltare l’ultimo fusibile possibile presente in Occidente il meccanismo che faceva da argine a quelle porcherie si inceppò e quindi la stalla si aprì ad accogliere urbi et orbi tutto e tutti nella panoplia del catalogo delle nefandezze. Prova provata? Oggi basta scorrere anche epidermicamente le cronache coeve per rendersi conto ineluttabilmente che l’avvelenamento drogastico non appartiene certo più a delle nobili narici o vene o palati ma alberga anche già già sino addirittura alle peggiori banlieu off limits del vivere civile (c’è sempre una Natalia Aspesi ad irridere il vivere civile! per non farsi mancare nulla nell’abecedario del politicamente corretto quanto insulso!) divenuto appannaggio anche delle più infime borgate, nei più sperduti e dimenticati anfratti provinciali, no man’s land che mai e poi mai erano assurte agli onori, anzi ad i disonori della cronaca. Morivano già negli anni Settanta, tristissimi nonostante i cascami del Flower Power, come le mosche, giovani di estrema provincia per un nonnulla, per aver calcato i miseri palcoscenici di provincia, per una miserrima esibizione musicale da quattro soldi, mesmerizzati per quella esperienza specifica e disposti consapevolmente o meno a barattare il loro portare il cervello all’ammasso dinnanzi alle Deità preternaturali che si stavano (re)installando (James Hillman docet) nei cascami di un marcio Illuminismo immesso nella altrettanto marcia Modernità (per non parlare della sua ridicola ciancia: la Post-modernità). Quindi non Power to the People ma “cocaine for the masses”! Un cimitero lungo a non finire. Altro che Summer of Love: la Dawn of Death altroché!

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