Per #Gianni Collu: Individuum Est Ineffabile

Gianni_Collu_di_AlzekAccade – quasi non si sa ‘come’ né ‘quando’ – che le cose si materializzano all’improvviso, nel volgere di un attimo, senza quasi volerle o accorgersene. Il ‘come’ potrebbe essere davvero stato nei primi bagliori di un’estate del 1975, entrando, come spesso facevo, nella libreria “Le Muse” in Corso Vannucci, la “vetrina”di Perugia, per comperare l’ultimo numero de Il piccolo Hans e trovarvi la notizia della scomparsa improvvisa di Giorgio Cesarano. Apparve allora come un autentico ossimoro. Un’elegia alla Vita si ‘sentiva’ fortemente emanata da Apocalisse e rivoluzione, firmato a quattro mani da Giorgio Cesarano e Gianni Collu ed ora il sipario nero si calava sul palco col suicidio, a Pieve di Compito, entroterra toscano, di Cesarano. Inspiegabile. Una coltre, una superficie opaca, non permetteva ai più ed in primis al sottoscritto di andar oltre, di bucare la rete degli specchietti per allodole, a centinaia, onde capire o perlomeno veder chiaro. Il ‘quando’ lo si potrebbe datare un decennio dopo. Un colpo di dadi assolutamente mandato in arena dal Caso mi pone tra le mani il recapito di Gianni Collu. Non esisteva fonte migliore a cui osar chiedere lumi sulla mesta fine (ripetiamo: in apparenza totalmente contraddittoria) di Cesarano. Contraddizione che metteva in forse quanto (all’apparenza) era scritto in Apocalisse e Rivoluzione, ma che in realtà (purtroppo) era consequenziale invece al deleterio Manuale di sopravvivenza così succube nihilisticamente all’egida batalliana ed a quella ancor peggiore di Gian Emilio Si-monetti. Da qui, da questo intricato nodo di coincidenze si dipanò un intricato, fittissimo, informale percorso tra discente (il sottoscritto) e Docente (Gianni Collu) che si ‘rapprese’ quasi tutto di un botto, in pochi mesi, in una densissima materia che prese la forma prima di un testo che voleva far i conti con quell’esiziale Turning Point che fu il ’68 e poi con una sorta di ‘seguito’ che proiettava quanto ragionato su quel Movimento sino ai giorni nostri. Inutile dire che tutte le pecche del testo, gli zoppicamenti, lo zigzagare errabondo, le zone grigie non chiarissime, sono da imputare al sottoscritto e basta. La proverbiale pudicizia, mista alla più totale modestia, di Collu impedì di citarlo apertis verbis benché non recalcitrò, con relativa mia sorpresa, di essere indicato nei Ringraziamenti sotto la figura celata dello “Zio d’America”, forse, oso dire, perché trovava divertente il paludamento, lui che era così eccelso anche quando assumeva uno spirito faceto ed ilare. Motivo di tristezza ulteriore oggi come oggi pensare che la chance di parlar di lui en plein air sia dovuta alla Sua scomparsa. Sabato 1° Luglio 2016: A Gianni Collu che ci ha lasciato il Ricordo, indelebile, imperituro di una Vita che in parte resta da inventare.

 

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