Nicht Für Lebensmittel

Danilo Fabbroni

Nicht Für Lebensmittel

La Bētise ovverossia Il nichilismo spiegato ai bambini

Un romanzo Inattuale

Un libro per Nessuno

cover

Nota Bene:

I fatti qui narrati, ‘I personaggi’, le sfumature conseguenti, gli scenari dipinti, gli eventuali ‘nomi’ che avessero del tutto on in parte fortuita rassomiglianza, similitudine, coesione, coincidenze più o meno occasionali, nonché omonimie con fatti, personaggi, scenari, situazioni, accadimenti, tranche di cronaca contemporanea e non, sono frutto di una trasposizione fantasiosa meramente utilizzata per esigenze di totale finzione e pretesto letterario senza alcuna connessione valida con quanto la realtà, la storia, la cronaca, i gossip, sono andati a riportare.

Il ‘dissesto’ temporale – Giulio Cesare, a lampante esempio, con il Blackberry ™ – degli avvenimenti riportati secondo una sequenza non logica, dei fatti avvenuti, testimonia vieppiù la messinscena meramente “filmica”, inventata, di tutto il plot.

« – Perché non ha scritto queste cose sotto forma di romanzo?

[…] Ripete: – Se Lei rielaborasse il materiale in forma di romanzo…

Romanzo […].

 – Ottimo espediente. ‘Romanzo’.

Così si possono raccontare fatti che altrimenti non si potrebbero raccontare.

[…] ‘Voglio dire che il denaro e gli esseri umani hanno preso strade diverse. […] Per un certo tempo sono stati una cosa sola, durante la rivoluzione industriale.

Avevi bisogno di corpi umani per fare prodotti. Adesso non c’è più bisogno di corpi umani per fare prodotti. Allora li usi diversamente, ne fai commercio, guerriglia, li sprechi.

 – Lei pensi a dare al suo libro forma di romanzo: è il solo modo per diffondere notizie non deformabili, mi creda.»

Maurizio Blondet, Gli ‘Adelphi’ della dissoluzione. Strategie culturali del potere iniziatico, Edizioni Ares, Milano, 1994, pp. 222-238

 

La calura era potente…

La calura era potente. Te ne accorgevi però solamente quando andavi ad ormeggiare la barca, in testa al primo molo libero: non avevi più il vento apparente[1] in faccia e dentro il porto si moriva dal caldo. Estate 1984, porto di Cala Galera, Argentario, Toscana. Scendo dalla barca ancora rintronato dal trasferimento, dal mare, dal distruttivo mal di mare che mi portava sino a vomitar bile vera, dal poco dormire ed a dubbie falcate vado verso la torretta del porto per vedere se c’era o no modo di passare la notte in testa al molo. Non avevo voglia né tanto meno forze residue per portare la barca al suo ormeggio di proprietà. Volevo solo dormire. In genere dopo trasferimenti del genere dormivo un giorno, una notte e parte del giorno susseguente. Mi chiudevo in barca e dormivo e basta, in cuccetta. Per fortuna sfacciata non esistevano ancora i telefoni cellulari. Non avendo un indirizzo fisso, non avevo casa stabile da nessuna parte: quindi ricevevo posta (cartacea ovviamente…) presso la direzione del Porto. Trovai una lettera.

cattuddddddddddra

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Il Sessantotto e i suoi “maghi” occulti

Il Sessantotto e i suoi “maghi” occulti

di Roberto Marchesini

Il 2018 è finito e ha portato con sé alcuni anniversari tra i quali i cent’anni della fine della Prima Guerra Mondiale e i cinquant’anni del Sessantotto.

Entrambi gli anniversari, a dire la verità, mi hanno lasciato piuttosto interdetto.

Lo zombie della sinistra, ad esempio, forse per la prima volta da quando ne ho memoria, ha tentato la celebrazione della fine della «inutile strage» dopo anni di pacifismo, internazionalismo e d insulti alle forze armate durante la parata del 4 novembre. Basti citare il discorso del giovane sindaco PD del mio paese che, dopo aver declamato la lettera di un volontario, ha proseguito con queste parole: «[…] la Grande Guerra coinvolse anche indirettamente l’intera popolazione italiana, donne e bambini compresi: dopo il 1915 era infatti necessario sostenere la guerra economicamente ed ideologicamente e impedire la diffusione del disfattismo e delle posizioni pacifiste. […] Ma cosa ne è oggi di questa festa? La nostra società arida e disperata è ancora in grado di scaldare il proprio cuore per il senso di Patria? […] Con questo spirito abbiamo 4 lanciato anche quest’anno la richiesta di appendere il tricolore – simbolo della nostra identità nazionale – ai balconi!». Anche il nazionalismo vien buono, pur di «sbarrare il passo alla marea montante del populismo».

Non meno perplessità ha suscitato in me la rievocazione del Sessantotto. Ricordo il quarantesimo anniversario, celebrato con orgoglio sui media da vari esponenti dell’intelligentsia italiana. Dove sono spariti tutti, dieci anni dopo? Gli unici a ricordare l’annus terribilis sono stati gli esponenti del «tradizionalismo» che hanno dato dell’evento una lettura stantia e piuttosto inutile. Mediante la ripetizione di schemi mentali – ormai, per la verità, piuttosto logori – hanno descritto quel fenomeno come la conseguenza meccanica e necessaria di un processo culturale rivoluzionario associandolo al progressismo, al PCI, alla «sinistra». Un contagio culturale avrebbe travolto spontaneamente l’occidente, dagli USA all’Italia.

Una lettura utile decenni fa quando, in piena Guerra Fredda, un po’ di manicheismo aveva anche ragion d’essere; ma oggi?

Scorrendo i fatti, ad esempio, ci si rende conto che il Sessantotto – agitazioni studentesche di carattere violento, che ebbero ripercussioni politiche e che furono accompagnate dalla rivoluzione sessuale, dalla diffusione dell’uso di droghe e da un certo tipo di musica – partì, in Europa, nei paesi governati dal socialismo sovietico (Polonia e Cecoslovacchia). Come si spiega?

E come si spiega che questo fenomeno contagiò (spontaneamente?) il resto dell’Europa nonostante la rigida barriera ideologica rappresentata dalla «cortina di ferro»? Che mezzi avrebbe usato il «contagio culturale spontaneo», visto che quelli culturali gli erano preclusi?

E come si spiega che il Regno Unito non ebbe un Sessantotto? Certo, conobbe la decadenza dei costumi; certo, ci fu Mary Quant e la sua minigonna. La quale fece fallire certamente diversi matrimoni, ma… quanti governi?

E poi, sinceramente: davvero il Sessantotto fu un fenomeno «sovietico»? I capelli lunghi sono stati importati dalla Russia, o piuttosto dagli USA? La colonna sonora del Sessantotto fu la musica folk o i cori russi? L’Eskimo non è forse la giacca usata dall’esercito statunitense durante la guerra di Corea? E la comparsa dei marchi commerciali sui capi d’abbigliamento (prima vietati per decenza)? Le Clarks e i Jeans da dove arrivano? «Vietato vietare» è uno slogan sovietico o, piuttosto, liberista?

Infine: non è forse vero che la Russia sovietica e i partiti comunisti europei furono il bersaglio e il nemico dei sessantottini? In Polonia e in Cecoslovacchia il Sessantotto causò diversi problemi ai rispettivi regimi sovietici; in Francia durò solo un mese grazie all’alleanza tra De Gaulle (avvicinatosi alla Russia e ritrattosi dalla NATO) e il PCUS; in Germania (dove vide protagonisti gli intellettuali della Scuola di Francoforte giunti dagli USA) portò al potere il doppio agente (Stasi e CIA) Willy Brandt… E in Italia? Basti rileggersi la Poesia di Pasolini dedicata agli scontri di Valle Giulia («Mi dispiace. La polemica contro il Pci andava fatta nella prima metà del decennio passato. Siete in ritardo, cari»), o ricordare chi si prese i primi sampietrini per capire il rapporto tra il Sessantotto e il PCI. Oppure riflettere sulle conseguenze del Sessantotto sulla politica italiana. Nacque in quell’anno l’alternativa «a sinistra» del PCI: una sinistra che guardava agli USA e non alla Russia, liberista e non sovietica, aggressiva solo contro le leggi morali e religiose. Nacque il lettore di Repubblica, che non aveva voluto essere il lettore de Il Mondo o de L’Espresso; e cominciò a morire il lettore de L’Unità.

Insomma: la faccenda Sessantotto è più complessa di come viene raccontata e ricordata. Per fortuna, in questo strano anniversario, è stato pubblicato anche un libro che da ragione di questa complessità. Si tratta de Il Sessantotto. Magie, Veleni & Incantesimi SPA (Solfanelli, Chieti) di Danilo Fabbroni. Un’opera che dà ragione di questa complessità riportando una mole immensa di notizie, nomi e fatti che amplifica a dismisura l’orizzonte del Sessantotto. Non si tratta di un libro complottista: non nomina (né allude ad) alcun «grande vecchio» e, a dir la verità, non parla nemmeno di complotti. Piuttosto, fissa su carta una serie di puntini, lasciando al lettore la facoltà di unirli per far emergere un disegno. Non è quindi, un libro di facile lettura. Tuttavia aiuta a comprendere la complessità e la vastità della realtà sociale e politica nella quale siamo immersi e, di conseguenza, ad evitare manicheismi e semplificazioni eccessive.

Al seguente link si può assistere alla presentazione che Danilo Fabbroni ha tenuto presso la Domus Orobica: https://www.youtube.com/watch?v=hPVAV6-oUwU&t=112s

Roberto Marchesini

Ice & Shaboo[1] o delle ‘nymphòlēptos’; #Mina canta Battisti #Battisti & l’Autonomia #Mina, Battisti & Paradiso

«Estorcevano denaro ai connazionali, sfruttavano prostitute cinesi utilizzando alcuni appartamenti a Milano e spacciavano ‘Ice’ e ‘Shaboo’, nuove droghe a base di metanfetamina cloridrata. I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Milano hanno eseguito misure di custodia cautelare nei confronti di nove cittadini cinesi, tutti appartenenti alla comunità del capoluogo lombardo, al termine di una complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica.

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I nove arrestati, secondo gli inquirenti, facevano parte di un sodalizio criminale composto da giovani orientali. […] L’operazione ha inoltre consentito il sequestro di oltre un chilo e mezzo del nuovo stupefacente sintetico, dal quale è possibile ricavare circa dieci dosi per grammo, per un valore complessivo di circa 1,2 milioni di euro. Tra gli arrestati figura una donna, dedita al procacciamento di clienti orientali presso due case d’appuntamento di via Paolo Sarpi; era esperta anche nel taglio e confezionamento dello stupefacente. I capi della gang sarebbero due fratelli, Jiiaan Wu, 23 anni, e Liang Wu, 26, che nonostante l’arresto continuavano a dirigere la banda dal carcere. Erano stati arrestati in flagranza di reato per estorsione a giugno di quest’anno, nell’ambito della stessa inchiesta. Precocissimi nel crimine, avevano già scontato una precedente condanna risalente al 2009, ed erano usciti a giugno 2013. Le operazioni di indagine sono cominciate a gennaio dopo alcuni episodi di violenza tra bande, che si sono rivelati un tentativo di prendere il controllo del territorio da parte dei Wu. […] I fratelli Wu avevano messo in piedi un giro di prostituzione che aveva luogo principalmente in due negozi dismessi che venivano usati come case di appuntamenti, dove due maitresses cinesi gestivano una decina di prostitute […]. Nei negozi era anche possibile acquistare e consumare la droga».

I giovani gangster cinesi tra nuove droghe e racket del sesso, “Corriere della Sera, online, accesso del 24 ottobre 2014

«Al centro dell’esperienza divina ci sono la possessione, l’orgia e lo stupro. Chi ne fa esperienza desidera “essere violato, posseduto, distrutto da questa immensa luce tenebrosa” e “allora soltanto, nel momento della consumazione e della fine, conosceva l’invasamento, la possessione, la mania sacra”».

Valentino Cecchetti, Roberto Calasso, Cadmo, Fiesole, Firenze, 2008, p. 120

«Tutto ciò che è interessante avviene nell’ombra. Non sappiamo niente della vera storia degli uomini».

Da Voyage au bout de la nuit in Louis-Ferdinand Céline, Colloqui con il professor Y, Einaudi, Torino 1971, p. 107

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Hic Sunt Leones

Inutile introdurre la figura di Carl Schmitt, tale è la sua ‘visibilità’ oramai acclarata. Acclarata sì, ma anche e soprattutto ‘purificata’, sottoposta dinnanzi agli occhi di tutti, quegli stessi occhi che sino a poco fa lo scansavano come se fosse non tanto un appestato ma quanto un monatto, da quando il faro brillantissimo, dispiegato dalle fortezze turrite, inespugnabili, guarnite dai leziosi font Baskerville dell’Adelphi nonché dalle sue copertine simil pastello-vestite ha agito da ‘sbianchettatore’,  in una sorta di processo ‘lava più bianco’, un ‘riciclaggio’ delle idee – simile a quello applicato coll’hot money: i capitali sporchi . L’Abbé di San Satiro[1], come sempre, docet: è ‘uno’ che ha capito tutto come insegnava del resto Gianni Collu.

Carl Schmitt, l’autore dei celeberrimi Il nomos della terra…, come Ex Captivate Salus… e via dicendo tuttavia soffre, come dire?, di sghimbescio di un obnubilamento che è tanto più grave e plateale vista la scena geopolitica odierna. Ci riferiamo in dettaglio ad uno smilzo volumetto[2] che porta la sua firma e cioè Terra e mare. Una riflessione sulla storia del mondo, immancabilmente uscito per i tipi di Adelphi, Milano nel 2002 o giù di lì. A pagina 97 del pamphlet lo Schmitt riporta codesta frase: «Disraeli, il più eminente uomo politico […] riferendosi all’India disse che l’impero britannico era una potenza più asiatica che europea». Addirittura poco più oltre Schmitt citava di nuovo Disraeli il quale auspicava che la regina d’Inghilterra si trasferisse in India!

cattura

 

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#Marx; #L’Aratro & Le #Vecchie #Talpe

“Sai, mi son rammentato di te nel mio recente rimpatrio [«… ma non sarà anacronistico questo lemma in questa Europa banco-voluta senza Patrie?»] dall’East-End londinese. Pre o post Brexit che sia. Lì, immagino che tu lo sappia, la derniere vague ruota attorno ad una sorta di localini a metà via tra museo, teatrino scalcinato off-off Broadway, un trovarobe, una topaia bric-à-brac ed infine – poteva mancare? – un fish & chip. Non è dato capire se queste ‘fioriture’ (?) culturali/commerciali siano un disperato tentativo di far su qualche scellino oppure siano l’efflorescenza, per così dire, della solita, stantia, intelligentsia per lustrarsi l’Ego con un po’ di cipria d’avant-garde oppure un misto tra le due componenti. Ma non è questo il punto.

In uno di questi – pare l’ultimo nato in ordine di tempo – mi han dato una chiavetta USB per pochi spiccioli. Nel viaggio a ritroso ho aperto il file in HD lì contenuto. Si scorgeva un timelapse – altra cosa ‘modaiola’ – di, non so come chiamarla davvero…, una mostra o qualcosa di simile incentrata sulle tecniche dell’agricoltura se non proprio dei primordi di certo di un tempo andato. Così la carrellata video si soffermava che so io sull’aratro, sul trinciaforaggi, sul vomere e via di seguito. La boutade stava proprio lì, a proposito dell’aratro, in un cartellino piccolo ma certamente percepibile anche ad un occhio di un distratto astante. Nel cartellino, precisamente era indicato come un tag, si leggeva: «Da colui che cinse l’orto per la prima volta a Marx che chiuse TUTTI gli orti del Pensiero».

Orbene, la cosa – come tu facilmente immaginerai – mi ha touché. Un’autentica ‘botta dritta’, in termini spadaccini! Cosa voleva dire l’estensore di quel motto, di quello slogan, al di là del sapore goliardico, tardo-dadaista? Forse che col pensiero del barbudos di Treviri si fosse arrestato – arreso dunque? – tutto l’iter del Pensiero dell’Occidente: sorta di capolinea in cui il mezzo si ferma e tutti scendono. Dalla genesi del Pensiero Anarchico sino all’Eclissi della Ragione, del Pensiero Tutto.

yangtzeb

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Intentio Profundior

«La prova era inconfutabile: l’Arabia Saudita, alleata di lunga data dell’America e la maggior produttrice di petrolio al mondo, era divenuta, per dirla con le parole di un funzionario anziano del Ministero del Tesoro ‘l’epicentro’ del finanziamento del terrorismo. […] A partire dalla fine degli anni Ottanta […] gli istituti di beneficenza semiufficiali dell’Arabia Saudita divennero i principali finanziatori del movimento in rapida crescita della jihad. […] La generosità saudita incoraggiò i funzionari statunitensi a chiudere un occhio, affermano alcuni veterani dell’intelligence. […] Miliardi di dollari […] sono andati ad una vasta schiera di ex funzionari americani […] ambasciatori, capi di sede della CIA […]».

The Saudi Connection, in “U.S. News & World Report”, 15 dicembre 2003, p. 21 riportato in I sicari dell’economia, op. cit., p. 144.

«Era cominciata l’epoca in cui nelle grandi aziende, come nelle grandi Banche, se non erano pregiudicati non li volevano».

Massimo Fini, Una vita. Un libro per tutti. O per nessuno, Marsilio, Venezia 2005, p. 74.

Quando i tam-tam dei ‘prestigiosissimi’, ‘venerabili’ media vengono battuti con la palmare evidenza di assecondare le dovute ‘lingue’ battenti dove il ‘dente duole’ bisogna prestar la massima attenzione. A manifesto esempio di ciò il 4 febbraio 2016 assistiamo alla tirata fatta dal “Corriere della Sera” a favore del cupio dissolvi da operetta con il trito calembour – buonissimo giustamente pel pubblico di scemi che pende dalle labbra di questa e di consimili fonti avvelenate che velenosamente, non per niente, come tipico della sua schiera, Arbasino definì ‘casalinghe di Voghera’ – : I nichilisti (senza causa) della jihad. Roy: sono a casa nostra. E sono pericolosi, in un pezzo a firma di Lorenzo Cremonesi. In soldoni si dava la stura alla chiosa di Olivier Roy che etichettava il nichilismo degli aderenti alla cosiddetta jihad come un riflesso del più ampio e storicizzato nichilismo della tradizione occidentale, tanto che il Roy riconosceva caratteri ‘profondamente occidentali’ nei ragazzi affiliati al terrorismo islamico: “hanno bevuto alcol, sono andati in discoteca, hanno fumato gli spinelli, comunicano sul web”, come se fossero questi i veri caratteri dell’essere occidentale e non quelli della genesi tutta cristiana dell’Europa e dell’Occidente.[1] Ma a parte queste boutade da soap-opera, da bar dello Sport sotto casa, c’è dell’altro da rilevare ed è l’accenno all’equiparazione tra questi nuovi jihadisti e la banda Baader-Meinhof.  Cosa si voleva intendere in questo argumentum ad absdurdum?

cattooura

 

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‘Quarto Reich’ o del turbo-capitalismo shivaita

«Oggi, ci sono uomini e donne che si recano in Thailandia, nelle Filippine, in Botswana, in Bolivia, e in ogni altro paese dove sperano di trovare persone che cerchino disperatamente lavoro. Vanno in quei posti con il chiaro proposito di sfruttare dei derelitti […]. Questi uomini e queste donne lasciano i loro uffici sfarzosi a Manhattan o San Francisco o Chicago, sfrecciano su jet di lusso, scendono in hotel a cinque stelle e cenano nei ristoranti migliori che il paese ha da offrire. Poi vanno in cerca di disperati. Oggi i mercanti di schiavi esistono ancora».

I sicari dell’economia, op. cit., p. 250

Sarebbe del tutto legittimo se ora sorgesse la domanda sulla provenienza, su quanto ha fattualmente determinato questo odierno stato di cose ove mercanti di schiavi agiscono in un mercato globale che necessita, chiama a gran voce torme di schiavi. Schiavi che vanno dalla pesca d’altura e non finiscono certo con le terribilmente irreggimentate fabbriche/alveari della Foxxcon cinese. Per ridurre in schiavitù una persona servono o la forza coattiva o l’inganno coattivo, oppure entrambe le cose. Ecco di nuovo evocati i due fattori che fanno risuonare all’unisono l’ambiente dell’Intelligencija, quello dei servizi segreti. Se nel macrologico il mondo-globo va verso la coazione a ripetere incanalata attraverso l’uso smodato della forza e dell’inganno, il micro-mondo delle Agenzie della Disinformazione è costituito appunto su questo culto dell’Intelligence: ancora – smodatamente – forza ed inganno. Siccome non si dà Servizio en travesti senza consonanza perfetta – transustanzialità in tutto e per tutto – con l’Agente di Potere, le Oligarchie Iniziatico-Finanziarie, da deduciamo che siamo di nuovo a parlare dei soliti Idola Specus dell’Inganno Istituzionalizzato. In ciò ci viene in soccorso – notevole – un paio di pregevolissimi volumi vergati da un distinto professore dell’Università dello Iowa, lo storico accademico Richard B. Spence.

cattu4ra

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La Camera Anecoica

«Ma nei primi anni della dinastia Ming, tra il 1405 e il 1433, la Cina si rese protagonista di una delle più sorprendenti e misteriose imprese navali di tutta la storia: l’ammiraglio Zheng He salpò con una flotta di ‘navi del tesoro’ tecnologicamente avanzatissime spingendosi fino a luoghi come l’isola di Giava, l’India, il Corno d’Africa e lo stretto di Hormuz. Al tempo dei viaggi di Zheng He l’epoca delle grande esplorazioni europee non era ancora iniziata. La flotta cinese possedeva quello che sarebbe potuto sembrare un vantaggio tecnologico incolmabile: per dimensione, qualità e numero di navi sovrastava di gran lunga l’Invencible Armada spagnola (la cui costituzione sarebbe avvenuta ben centocinquant’anni dopo)».

Henry A. Kissinger, Cina, Mondadori, Milano, 2011, p.  16

cattuiiiiiiiiiiiiira

Ammesso che l’abbia letto, il massiccio volume edito nel novembre del 2014 – Massoni. Società a responsabilità limitata. La scoperta delle Ur-Lodges, a firma di un apertamente dichiarato massone, Gioele Magaldi, avrebbe fatto fremere – come minimo – l’onusto Geminello Alvi quando si fosse imbattuto nel passaggio che recita così: «Il sostegno massonico al nazifascismo».[1] Non che ci si debba far impressionare subitaneamente da un apparente venire allo scoperto di una ‘gola profonda’ (forse un novello caso à la Léo Taxil?) come questa non sapendo le reali motivazioni di questa ‘emersione’ alla superficie ma certo quella affermazione in oggetto non può non rammentarci gli studi che avevamo citato ne La Superficie Opaca a proposito dello stretto legame tra ascesa del nazismo e le oligarchie iniziatico-finanziarie[2] avverse, per lo meno in modo presunto,  a tale insorgenza. Segno che qualcosa cova sotto le braci, e che tutto non è un fuoco fatuo. Del resto un brevissimo scorcio della biografia della più importante spia statunitense a Roma durante la Seconda Guerra Mondiale – Peter Tompkins – porta di nuovo acqua a questa tesi,[3] anche e soprattutto sul fronte dell’instaurarsi del fascismo.

Difatti il Tompkins sostiene che la Comunione Massonica di Piazza del Gesù sia pesantemente intervenuta[4] negli atti fondativi del fascismo tanto che la sala convegni di Piazza San Sepolcro a Milano sia stata messa a disposizione del nascente movimento fascista – i Fasci di Combattimento – dal massone ebreo Cesare Goldman. Alla stessa stregua il quotidiano “Il Popolo d’Italia” fu ‘creato’ grazie ai finanziamenti del massone, brasseur d’affaires, Filippo Naldi. Del resto è noto che i caporioni della Marcia su Roma erano ben irreggimentati nella Comunione Massonica di Piazza del Gesù, compreso importanti gerarchi come Roberto Farinacci. Tompkins sostiene che alla vigilia della Marcia su Roma lo stesso Mussolini si incontrò con Raoul Palermi, Gran Maestro della massoneria di Piazza del Gesù.

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