#ABGRUND. IL RITORNO DI #SHIVA E #DIONISO

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“… non vi è nulla di nascosto che non debba esser svelato e di segreto che non debba esser manifestato. Quello che vi dico nelle Tenebre voi ripetetelo nella Luce e quello che ascoltate all’orecchio gridatelo dai tetti…”

Matteo, 10, 26-33

Corinaldo, Marche, Italia, dicembre 2018

Il pollice va sull’app dello smartphone: con un glissando, quasi in tempo reale, la pesante anta della libreria a tutta parete – una ricercatissima boiserie – si apre sino a far scorgere, quasi che fosse riluttante, un mega schermo. C’è l’ANSA online: “Non si contano ancora i morti in un fuggi fuggi generale: un’esplosione di terror panico in una sede dello shivaismo industriale – una discoteca – durante uno schiamazzare dello sciamano elettrico dal nickname ‘Fava Ebbasta’. Sangue e lacerti umani dappertutto”.

Teo Serré – massa di capelli bianchi ingarbugliati peggio della capoccia di Medusa, avvinghiati come serpi – ammiccò e chiuse la parete altrettanto silenziosamente di come l’aveva fatta sgusciar fuori. Aggiunse tra sé e sé: “Shiva e Dioniso sono tra noi! Son tornati!”.

Nel mentre il telefono squillò. Teo s’appropinquò lesto a ruotar la manopola del volume posta sul pannello frontale del preamplificatore giapponese, un esoterico progetto di Ashizawa Masaki a valvole. Stava diffondendo il Magnificat di Arvo Pärth da due mastodontiche casse a pannelli elettrostatici.

La voce dall’altro capo del server gli fece: “Evola lo pubblichi?”. Lui rispose: “No di certo! Troppo sulla Via della Mano Destra! Non ci interessa”. E l’altro incalzandolo: “E Bataille?”. Di nuovo Teo: “No! troppo grossier!”. L’altro, un po’ spazientito ma tentando di non farlo trasparire: “Canetti?”. Teo ancora: “Beh, la jena ridens di Canetti – ti prende alla giugulare – come si fa a non pubblicarlo?”.

Sogghignando…

In calce un graffito:

Shiva was Here!

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Un passo ci ha colpito nella biografia di Elémire Zolla…

Un passo ci ha colpito nella biografia di Elémire Zolla a firma della sua ultima compagna di vita – Grazia Marchianò – quando vi si fa una sorta di aperta apologia del losco, dell’infero, della sozzura, della feccia posata in fondo al bicchiere. Testualmente riportiamo questo passo disvelante dell’escatologia di certi ambienti di cui stiamo vagliando le linee di fede:

«[…] ma nell’uomo volgare (e anche nell’uomo intelligente e di carattere sonnecchia un uomo volgare, che lo segue come un Doppelgänger, come un triste ombra, pronta a balzar fuori, verso la luce non appena l’inibizione si allenti) la vita è tutta fatta di triti frantumi, di rifiuti: mozziconi di canzonette, puzze, […] un universo di amebe che si rincorrono, intrecciano […]. È il vero e presente inferno che l’uomo si reca dentro, voragine che inghiotte e rimugina le scorie della vita svolta sul piano superiore del pensiero e della scelta volitiva. Ognuno ha dentro di sé questa cloaca dove incessantemente si raccoglie e rimescola il bric à brac dell’esistenza».[1]

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Le blatte del Capitale

Le blatte[1] del Capitale

«Al presente la popolazione mondiale si va incrementando di 5.800 persone al giorno. La guerra sino ad oggi non ha avuto gli effetti per porci una soluzione a questo sovrapopolazione.[2] Quindi la guerra è stata sotto questa luce un fallimento. Forse la guerra batteriologica potrebbe essere più effettiva in questi termini. Se una Morte Nera potesse diffondersi ad ogni generazione i sopravvissuti potrebbero procreare senza preoccupazioni di sorta».

Citato in AA.VV.,  Children of Satana, Lyndon LaRouche PAC, Leesburg, Virginia, 2004 ed anche in Movimento Nuova Solidarietà, p. 205, a proposito del pensiero nihilista espresso dall’haute finance.

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«[…] poi Montagu Norman [della Bank of England] soccorse con degli intrighi mai chiariti[3] il governatore [nazista] della Reichsbank e Hitler. […] Horace Greely Hjalmar Schacht […] allora lesse il Mein Kampf; andò in America dove, nei salotti più esclusivi, a tutti parlò bene di Adolf Hitler. […] Non fu l’industria pesante tedesca che nel 1933 garantì per i crediti a Hitler: fu quella banca Schröder che era anche nel direttorio della Bank of England, una delle più rinomate di New York».

Geminello Alvi, Uomini del Novecento, Adelphi, Milano, 1985, pp. 32, 94, 95

«Mediante il processo sociale, l’esser equivalente generale diventa funzione sociale specifica della merce esclusa. Così essa diventa – denaro. ‘Costoro hanno un medesimo consiglio. E daranno la loro potenza e podestà alla bestia. E che niuno potesse comperare o vendere, se non chi avesse il carattere o il nome della bestia, o il numero del suo nome’ (Apocalisse)».

Karl Marx, Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro I°, Editori Riuniti, Roma, 1974, p. 119

«[…] accodandosi al carro di Kissinger e Cuccia, con il loro progetto superiore […]. Continuiamo a imbarcare autorità di ogni tipo […] sempre più grandi padroni di imperi […].

Il piano altro non è che la nuova aggiornata difesa del capitalismo […] nemmeno uno strumento della sua affermazione e del suo sviluppo, soltanto la difesa del suo potere: cinica, erudita, sprezzante, fideistica, quanto camuffata, intrigante, piena di segreti e corruzioni, di veleni, di forche, torture. Il peggio di tutto quanto di peggio, proprio in senso dilaniante e assassino […]. Mettici in più la CIA e il sionismo, il fascismo perenne, il nazionalismo, la ricerca spaziale e nucleare, il kennedismo, il Vietnam, l’europeismo, la grandeur, scuoti bene ed ecco il tuo piano, buono solo per chi lo distribuisce in porzioni e dosi mortali, dittature e droghe, terrorismo e massmedia, lavoro e moneta».

Paolo Volponi, Le mosche del capitale, Einaudi, Torino, 1989, pp. 139, 235, 259

[1] Karl Marx, op. cit., p. 284.

[2] Dobbiam dar atto al filosofo francese Luc Ferry – una volta tanto nelle terre francesi vediamo menti lucide – di aver steso un denso e convincente saggio contro l’integralismo dell’ecologia profonda. Cfr. Luc Ferry, Il nuovo ordine ecologico. L’albero, l’animale, l’uomo, Costa & Nolan, Genova 1994.

[3] A proposito di quello che l’Alvi chiama gli “intrighi mai chiariti” vale la pena di citare – se non altro per completezza di informazione – un assai bizzarro testo (ponderoso com’è solito nel mondo anglosassone) apparso per i tipi delle non meglio identificate FNZ Inc., di Auckland, Nuova Zelanda, nel 2005 intitolato Hitler was a British Agent, in cui il suo autore – tale Greg Hallett che ‘gestisce’ un sito omonimo che cerca di dar conto di un periodo che in effetti vede un buco nero nella biografia di Adolf Hitler, quello della prima sua giovinezza. Stando a l’Hallett Hitler albergò nella capitale londinese essendo agganciato, per così dire, ‘anima e corpo’ a quel gruppo che si andava allora enucleando attorno all’Istituto di Guerra Psicologica chiamato Tavistock, vera e propria sorcìere magicienne di Golem ‘usa & getta’, da impiegare a tutto campo. Il libro però non porta prove documentali di questa e di altre tesi consimili, preferendo – dubbiosamente quindi – ‘appoggiarsi’ su quanto raccolto dall’autore per relata refero da personaggi  che lui stesso appella come ‘Spy Master’, la ‘gola profonda’ del caso. A sentire l’Hallett pare che su Hitler ambienti dell’intelligence supremo britannico abbiano operato una sorta di ‘espianto d’anima’ delle cui tracce si possono trovare in certi passaggi sapienziali tibetani, come, più di recente, in Crowley o Kremmerz, per rimanere sui nostri suoli.

La #Svastica tinta di #Rosa

[Capitolo XI° de “LA SUPERFICIE OPACA. DIARIO DELL’OMBRA DEL VERO”]

La Svastica tinta di Rosa 

«Rimane caratteristico dei tedeschi che essi sono manifestamente la gente più brutalmente mascolina d’Europa ed allo stesso tempo sono la nazione più omosessuale della terra»

Scott Lively e Kevin Abrams, The Pink Swastika. Homosexuality in the Nazi Party, Veritas Aeterna Press, Sacramento, California, 1995, p. 30

 

Siamo sempre nel territorio dei testi controcorrente. E questo lo è in maniera preponderante.

Scritto a quattro mani da un autore israelita, Kevin Abrams, assieme a Scott Lively, The Pink Swastika, descrive l’influenza omosessuale nel Partito Nazista.

La Sphinx Rosea.

Siamo dunque tornati in pieno negli anni delle camicie brune e dei loro influenzatori invertiti.

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