#Todtanz #P.P.P. #Thomas Mann #Loggionati Vari… #Scritti Corsari

All’epoca dell’estensione del pezzo su  Pier Paolo Pasolini  mancava all’appello appunto uno dei saggi più famosi di P.P.P. che risponde al nome di Scritti Corsari: è stato un peccato in quanto ivi è contenuto un pezzo datato 19 gennaio 1975. Il coito, l’aborto, la falsa tolleranza del potere, il conformismo dei progressisti in cui l’onusto sodomita reitera la sua solita boutade di épater le bourgeois – in questo caso il “sinistrismo” altoborghese -. Infatti in questo articolo P.P.P. apparentemente si schiera controcorrente giacché va a condannare senza appello la battaglia condotta veementemente dal P.P.P. e cioè il Partito Progressista Patrizio (settori altoborghesi cachemire-vestiti; frange di questa o quell’altra Loggia o Loggionato; degustatori del finger-food a venire animanti i vernissage ‘ultimo grido’ del non-cultura dello show-business tutto, guaendo moine e ‘pissi-pissi’ varie…; avanguardisti del Partito Radicale; residui post-bellici di Giustizia e Libertà, del Partito d’Azione; esponenti dei gruppuscoli culturalmente animati dalla Comit, et cetera…) in favore della legalizzazione dell’aborto. Pasolini dunque si schiera contro l’aborto. Ma lo fa con astuzia perfida consapevolezza in quanto vede l’aborto come conseguenza estrema e deleteria del coito eterosessuale che lui aborre e lo aborre per due motivi nichilisti (op. cit., Garzanti, Milano 1975, p. 102) ben precisi. Uno attiene ai suoi precipui comodi che si riferiscono alla pratica sodomita ed il secondo è  da ricercarsi con la chiarissima identità di vedute pasoliniane colle Oligarchie Tecnofinanziarie Iniziatiche la cui volontà sta nel depopolazionismo sfrenato (vedi già nell’epoca degli anni Settanta il rapporto del M.I.T. I limiti dello sviluppo), nella denatalità imperante (a meno che non sia quella riferita agli immigrati sanciti dalle ONG sorosiane…!), nel controllo forzato e forzoso delle nascite (a meno che non divenga quello delle coppie omosessuali, beninteso!).

P.P.P. (Pasolini) o P.P.P. (Partito Progressista Patrizio): i due (apparenti) opposti estremismi si abbracciano alfine nel ballo di Sodoma sul ponte del Titanic della Civiltà Occidentale, nella TodTanz finale

Immagine di un quadro di Davide Frigerio

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Cela vous rappelle quelque chose n’est pas?

Nell’annosa ricerca di diradare la coltre della disinformatia – Mistero primo e ultima Mistificazione più assoluta – le capacità mentali, anche le più raffinate possibilmente immaginabili riservate a certi individui particolari – non certo a noi – si ottundono, per forza di cose, dinanzi al muro specchiante del Potere Opaco, pena la quasi o totale perdita della sanità mentale, lucidità intellettuale che dir si voglia. Se s’averasse quest’ultima condizione, per paradosso estremo, si darebbe null’altro che manforte tanto alla fenomenologia del Mistero quanto a quella strettamente imparentata alla Mistificazione, il che sarebbe la più palese autoconfutazione di ogni anelito di comprensione. Non solo abbiamo visto, più o meno en passant, stante al cosiddetto ‘eremita di Pechino’[1] che alfine è la sola ed unica Mistificazione di per sé il fine, ultimo, sovrano dell’Opera al Nero nihilista e non il Mistero giacché come insegna (purtroppo) il Guénon lungi d’essere il Mistero ‘discorribile’, soggetto quindi a chiosa, è solamente da intendersi come ‘inesprimibile’[2] tout court. Al riguardo ci ha colpito la lettura di due opere profondamente antitetiche l’una all’altra – Il pasto sacro. Dal cannibalismo all’ostia consacrata[3]  e poi La massoneria tra esoterismo, ritualità e simbolismo. Studi vari sulla Libera muratoria[4] – ove in ambedue si pone l’accento in maniera  che noi riteniamo inequivocabile sulla totale gratuità delle ‘concrezioni’ dell’Ideologia del Regresso, della contro-etica dispiegata dal Nihilismo Totalitario che risponde e si incarna perfettamente nella sequela rutilante di sessioni terroristiche, non ‘spiegabili’ quindi, in ultima istanza, con la prova del nove classica, con il ‘a cui prodest?’ che, per altro, e come minimo da sicuramente una traccia non solo del Tao relativo, motu proprio, generante questi atti scellerati ma anche della ‘direzione’ a cui si vuol far tendere lo spazio psico-socio-geografico immerso in tali nefasti accadimenti. Atti scellerati ‘leggibili’ pur nella loro ‘inesprimibilità’ quali versamento di sangue innocente atto a celebrare la Morte e non la Vita, quintessenza quindi del Nihilismo.

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#Disinformatia…

Non si poteva non leggere con trepidanza da parte nostra visto la pluridecennale amicizia con quel Sommo Eresiarca che risponde al nome di Gianni Collu il debutto di un pamphlet a lui dedicato quanto intitolato; il fatto d’averne avuto un minimo – un barlume – di contezza da parte del suo stesso Autore – Dario Varini , Per Gianni Collu. Saggio Aneddotico-filosofico, Youcanprint, Lecce 2019 – che in una fugace corrispondenza passata ci aveva vagamente accennato a ciò.

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Nondimeno sin dall’apertura, precisamente a pagina 8, siamo rimasti sorpresi che nonostante il Varini provenga dal milieu in cui Collu si distinse – la marea sessantottina ed il diluvio susseguente degli Anni di Piombo – abbia potuto indicar che la tesi di laurea di quest’ultimo abbia coinciso col testo a sua forma Transizione: niente di più inesatto. Lo diciamo con cognizione di fatto essendo la tesi nelle nostre mani ed avendo non letto, ma ‘studiato’ Apocalisse e rivoluzione [co-firmato da Collu con il grande, INDIMENTICATO, Giorgio Cesarano] plurime volte e quindi Transizione ivi contenuta. La tesi difatti porta il titolo La nozione di partito nella teoria e nella pratica rivoluzionaria di Marx [anno accademico 1972/1973, relatore Salvatore Satta] ed anche ad un esame stilistico nulla ha a che vedere coll’elaborato linguaggio adottato in Transizione.

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Un caso, una coincidenza o l’inizio di una serie di più coincidenze?

«[…] come il Buddismo possa servire da “copertura” al Taoismo, e come in tale modo esso abbia potuto evitare a quest’ultimo di esteriorizzarsi di più di quanto non sarebbe stato lecito a una dottrina che, per definizione, deve essere sempre riservata a una ristretta élite.

[…] quella dello “psicopompo”, che conduce gli esseri attraverso i loro mutamenti di stato, oppure nei passaggi da un ciclo di esistenza a un altro; e infatti queste due funzioni corrispondono rispettivamente ai due sensi discendente e ascendente delle correnti rappresentate dai due serpenti»

René Guénon, La Grande Triade, Adelphi, Milano, 1993, pp. 13, 49

«La Hong Kong Shangai Bank, la banca più grande d’Europa, basata in Inghilterra è stata inquisita per il lavaggio di capitali opachi provenienti dai cartelli della droga, terroristi e stati canaglia, e David Bagley, un alto responsabile della banca che ha all’attivo più di venti anni di esperienza in seno alla compagine bancaria, ha dato le sue dimissioni, dichiarando che non sono stati capaci di fermare questo processo vizioso di fiancheggiamento dei capitali sporchi»

HSBC: “Sorry” for aiding Mexican drug lords, rogue states and terrorists, Dominic Rushe, www.theguardian.com, accesso del 17 luglio 2012

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Nella Notte, Nell’Oceano…

«Un altro punto fermo viene dalle dichiarazioni di Piero Bassetti, presidente della Camera di Commercio.

Bassetti racconta alla commissione Antimafia e ripete pochi giorni dopo al “Corriere della Sera”: “Almeno dieci persone nel giro dell’alta finanza sanno di trattare denaro sporco.Probabilmente non sono i cinque che compongono il Gotha, ma neppure i pesci piccoli di cui si parla”»

Goffredo Buccini e Peter Gomez, O mia bedda Madonnina, Rizzoli, Milano, 1993, pp. 265, 266

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«Quando [Robert Maxwell] atterrava in elicottero sul tetto del “Mirror” ad Holborn egli spesso urinava oltre il parapetto, puntando sopra la gente dieci piani sotto mentre diceva: “Guardate, piscio addosso a loro e loro non se accorgono nemmeno”»

Russell Davies, A Foreign Body: The secret life of Robert Maxwell, Bloomsbury Publishing Plc, London, 1995, p. 217

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«Ma un aumento di prove evidenti suggerisce che c’è un legame tra lavaggio del denaro sporco e le crisi finanziarie»

Guilhem Fabre, Prospering on Crime: Money Laundering and Financial Crisis, Working Paper N° 9, Centre for East and South-East Asian Studies, Lund University, Sweden, 2005

 

Nella notte, nell’oceano, al largo delle isole Canarie, il cinque di novembre del 1991 viene a a galla tra i flutti il cadavere di Jàn Ludvík Hyman Binyamin Hoch, meglio conosciuto come Robert Maxwell, potentissimo media mogul di fama mondiale, nonché ex-membro del Parlamento Britannico.

Maxwell era “caduto” dal ponte di Lady Ghislaine: il suo imponente yacht a motore, senza che nessuno dell’equipaggio (professionista) si accorgesse di “niente”.

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Who Paid The Piper?

«Il supporto finanziario del Sig. Montagu Norman al regime nazista porta alla luce questioni di enorme importanza politica, in modo particolare in quanto questa è la prima volta a memoria di archivi che la Banca d’Inghilterra ha usato la sua influenza in questa maniera per supportare titoli di stato stranieri o consigliando il loro acquisto»

James and Suzanne Pool, Who Financed Hitler. The Secret Funding of Hitler’s Rise to Power 1919-1923, A Raven Book, London,  1979, p. 310

Nel nostro peregrinare – nel setacciare a destra e a manca – del Sessantotto[1] ci imbattemmo nello studio redatto da Frances Stonor Saunders, Who Paid The Piper?,[2] che mostrava con dovizia di particolari chi era stato foraggiato dai metteur en scène dei servizi segreti americani pur appartenendo ad ambiti culturali che non solo non si potevano minimamente sospettare sotto una tale luce, ma che addirittura propalavano tesi, scritture, ed atti formalmente ben contrari alle fonti del loro sostentamento pecuniario. Classico caso di convergenze parallele. Sempre in quel testo “incontrammo” Sbancor: nome de plume per un bizzarro personaggio proveniente dalla contestazione sessantottina ma profondamente inserito negli alti ranghi dei gironi bancari. Altro, ennesimo, caso di convergenze parallele. Ebbene, Sbancor si lascia, per così dire, sfuggire un’affermazione esplosiva nel suo American Nightmare:

«Non contò che Hitler e il suo partito di necrofili fosse stato finanziato da Montagu Norman, sempre lui, più lunatico che mai, dalla Banca d’Inghilterra, dalla Morgan, oltre che da Warburg, e dalla Schroeder, venali banche ebraiche.»[3]

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Il fido maestro sostituto…

Anche al più svogliato studente di Conservatorio il nome Theodor Wiesengrund Adorno dice qualcosa.

Come minimo se non lo ricorda sotto le sue plurime vesti, quella di filosofo, quella di critico dei costumi e di ben altro, lo rammenta sicuramente quale musicologo. Questo qui da noi. Figuriamoci nei paesi del nord Europa dove la cultura musicale ha una sua precisa ed assai diffusa collocazione scolastica.

T.W. Adorno nella sua non indifferente sequela di testi, a carattere musicale e non, dette alle stampe una delle sue elaborazioni meno notorie che risponde al nome de Il fido maestro sostituto. Studi sulla comunicazione della musica.[1]

Non la citiamo tanto perché si tratta di un volume di pedagogia musicale, con singolari risvolti di carattere eminentemente pratico «destinato in qualche pagina a trasformarsi quasi in un manuale di consultazione per l’interprete o l’ascoltatore»[2] quanto perché ci ha colpito la figura centrale di questo studio: il ‘Korrepetitor’.

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La Morra Cinese ed Altre Bagatelle

«Le nazioni sono pezzi di uno scacchiere nel quale si gioca il grande gioco della dominazione del mondo»

Lord Curzon, Viceré dell’India, 1898, citato in The China Fixation, di John Pilger, in “Counterpunch, online, accesso del 15 ottobre 2013

«Per anni, la corruzione è stata lo strumento più potente nelle mani di Kuhn Sa, il “signore della guerra”, il cui vero nome è Ching Chi Fu. Cinese di Taiwan, Kuhn Sa da qualche anno è agli arresti domiciliari in una caserma fuori Rangoon. L’ex potente narcotrafficante […]. Fino al gennaio 1996, Kuhn Sa ha avuto a sua disposizione circa 18.000 uomini dislocati nel “Triangolo d’Oro” in grado di raffinare fino a 2.000 tonnellate di oppio all’anno.

Il nome di Kuhn Sa era apparso per la prima volta, nelle cronache italiane, nell’ordinanza-sentenza del procedimento penale contro Abbate Giovanni + 705 dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo dell’8 novembre 1985. Alla guida dell’Ufficio c’era Antonino Caponnetto e con lui, tra gli altri, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. A parlare di Kuhn Sa ai magistrati di quel primo pool antimafia era stato un cinese di Singapore che ben lo conosceva perché da lui si riforniva di droga: Koh Bak Kin»

 

Mario Guarino, L’impero del male. Le sconvolgenti connessioni tra alta finanza, droga e armi, Prospettiva edizioni, Pontassieve, Firenze, anno di edizione non indicato, p. 104

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Pantagruelico

Uno dei crucci, per così dire, che ricorrono con più insistente pervicacia, quanto spesso e volentieri fastidiosa frequenza quando si ha a che fare, a vario titolo, con del, come dire?, ‘materiale’ culturale è quello della ‘fruibilità’ di tale materiale: in termini ‘mediatici’ ed inispecie televisivi si cita la famigerata ‘audience’, lo ‘share’. Questo fattore, questa componente, pare valido si da esser onnipresente, pur nel dibattito politico: lo testimonia l’uso bulimico, pantagruelico, degli exit poll, delle indagini Doxa et similia, che dovrebbero appurare ‘quanto’ e a che livello l’elaborazione culturale di questo o quel programma politico sia gradito o meno presso il potenziale popolo votante. Colla piena ‘dominazione’ culturale (si fa per dire…) dei social media questo componente è divenuto ancor più pressante che mai: che altro testimoniano i livelli dei cosiddetti ‘follower’ o dei impestanti ‘like’ se non che il ‘messaggio’ emanato da un singolo, ancorché da una compagine aziendale, da un gruppo, viene favorevolmente recepito ed incamerato?

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Profetiche furono le parole di Céline…

Profetiche furono le parole di Céline. Non sappiamo niente della vera storia degli uomini. Tutto avviene nell’ombra. All’ombra, si presuppone, di un boschetto nelle Marche si consumò l’elisione di Melania Rea, nel 2011, moglie di un addetto dell’Esercito italiano, tale Salvatore Parolisi, con dei trascorsi in missioni militari in Afghanistan. Da questa vicenda per certi versi a carattere provinciale due bravi autori quali i giornalisti Alessandro De Pascale ed Antonio Parisi[1] ci portano nei meandri di un cubo di Rubik ove i dadi che lo compongono rispondono ai nomi a noi ben noti di sesso, droga, armi: il tridente di Shiva all’opera. Non staremo a ‘pantografare’ minuziosamente nel dettaglio il racconto in quanto le citazioni sarebbe troppo numerose non per via della loro quantità, essendo il libro di dimensioni modeste, ma per via della loro qualità che si attaglia alla perfezione con quanto andiamo dicendo da tempo e cioè che il puteolente Capitalismo della Seduzione, malattia terminale del Capitale Reale, ora pienamente antropomorfizzato in quasi ciascuno di noi, è strettamente intessuto di una Volontà di Potenza di Morte assolutistica.

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