Colui che progettò il proprio naufragio. Il mastro d’ascia del Titanic: Guy Ernest Debord

Ci imbattemmo già nei ‘gimnosofi’ Guy Ernest Debord e il suo mentore Gérard Lebovici. Non ci ripeteremo quindi se non che un interessantissimo studio è apparso successivamente a quanto andavamo dicendo in passato su questi due gaglioffi dell’haute finance, veri e propri filosofi del boudoir. Jean-Marie Apostolidès[1] ha consacrato alla figura di Debord un tomo di centinaia di pagine per i tipi di Flammarion: già il titolo, Debord [colui che porta al] Naufragio, ci porta dritti dritti al soggetto di questo nostro studio presente: chi aveva, proprio come Debord ‘passionatamente’ caldeggiato anche violentemente la sopravvivenza in una nuova Vita che restava da immaginare, ma le cui immagini, certi lacerti, erano trame ed orditi branditi proprio da Debord e dai suoi équipiers, ha finito tristemente di diventar naufrago di questa stessa vita passata in sordina, vittima della sua stessa stessa trama, vittima del suo stesso ordito. Un Mastro d’Ascia dell’Impostura?

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Il libro si apre con un’inquietante dichiarazione dell’autore che asserisce di aver trovato un muro di gomma da parte di chi conobbe davvero da vicino Debord, cosa che, almeno in parte, il coté del mistero … avevamo avuto già sentore nei nostri commenti precedentemente datati sul medesimo soggetto:[2] cosa c’era davvero di tanto misteriologico nella figura di Debord?[3] Non appaia l’aggettivo misteriologico troppo azzardato. Apostolidès pare abbia mangiato la foglia e difatti commenta niente di meno che «[…] dal 1962 il movimento situazionista prese l’apparenza di una setta religiosa coi suoi dogmi e colla sua disciplina»,[4] tanto che Apostolidès azzarda che il nome del movimento debordiano, l’Internazionale Situazionista, condivide le stesse iniziali dell’Intelligence Service britannico…

Nel ritratto spesseggiato da Apostolidès, Debord ne esce come un omosessuale[5] in fieri, almeno nella sua prima gioventù[6] il che lo candiderebbe di filato ad essere facilmente introdotto nei giri che contano; mantenuto da una rendita familiare certo non disprezzabile, 30.000 franchi negli anni Cinquanta,[7] con un penchant verso l’incesto e lo stupro,[8] per lo meno immaginati, condito il tutto con una predisposizione attuata verso le ragazze impuberi,[9] incline allo scambismo,[10] con una pervicace tendenza alla calunnia forsennata diretta specialmente contro i suoi più intimi amici di poc’anzi e, non da poco, con la peculiarità di non aver mai lavorato in vita sua ma di converso d’esser stato mantenuto da altri (tanto da Gianfranco Sanguinetti, enfant gaté erede della fortuna economica della ditta alimentare Arrigoni[11] quanto dal Lebovici, star dello show-business francese) per sempre.[12] Non male per un come lui che voleva affrancare i lavoratori dal giogo capitalistico-spettacolare.[13]

Sapientemente l’autore di questa biografia fa notare[14] la strettissima assonanza tra tematiche di questa setta debordiana, l’entourage familiare, amicale, quanto la medesima Internazionale Situazionista e l’orda primitiva tel-quel. La Filosofia del Regresso[15] e la Fede nella Rovina si abbracciano in un demenziale foxtrot al Ballo mortifero dell’Excelsior. Sade e Lacenaire, il criminale tout court, l’archetipo del Male, danzano come fossero Shiva Kapalika assurdamente Signore dei teschi.

Scrive Debord che lui persegue la realizzazione dell’esibizionismo, del saffismo nonché il sado-masochismo nelle sue compagne[16] in un divenire assai prossimo. Apostolidès sottolinea acutamente che sebbene ci siano i segni chiarissimi della restaurazione di una soglia pre-umana, pre-civile, pre-ordinata, pre-culturale, pre-religiosa, da cui discende che siano dissolte e coagulate nel Nulla le differenze tra maschile e femminile, lecito ed illecito, reale ed immaginario, le separazioni tra soggetti autorizzati ad attivarsi sessualmente e quelli non autorizzati, insomma tutta la pletora di cui generalmente si ammanta ogni volontà rivoluzionaria libertina la stessa ha carattere liberticida.[17] Tale e quale la ‘situazione’ che scorgiamo oggi nel globo del Capitalismo Finanziario Iniziatico[18] Oligarchico della Seduzione. Difatti annota Apostolidès questo non significa certo che tale orda neo-barbarica non abbia regole. Au contraire! Ad esempio è interdetto che la ‘regina nera’, Alice,[19] compagna di Debord, possa essere circuita da altri se non dietro il benestare e la chiara volontà di quest’ultimo.[20]

Quindi assistiamo al dispiegarsi di tutta una girandola scoppiettante di mirabili assiomi e corollari (apparentemente) d’avant-garde che celano invero una unica, sordida, monotona, squallida cantilena: il vecchio, risaputo sino all’orrore, Dominio dell’Uomo (dei potentati) sull’Uomo (debole, indifeso).

Quelle avant-garde!

Debord, il giullare delle Oligarchie.[21]

[1] Esiste anche un’altra biografia su Debord che pare aver il sostegno più manifesto dei media mainstream ed è quella di Christopher Bourseiller, op. cit., Vie et mort the Guy Debord: l’autore purtroppo è viziato in guisa pesantissima da un taglio agiografico, mitografico nella sua peggior accezione, che non porta altro nelle quasi seicento pagine che ad una tautologia sul personaggio Debord. Un esempio tra i molti: non far partecipe il lettore che Sanguinetti, magnat de la finance, foraggiatore di Debord e dell’Internazionale Situazionista di conseguenza, appartenesse all’alta borghesia italiana e disponesse di ingenti risorse finanziarie, è una leggerezza imperdonabile ai fini di una cronaca onesta oppure una aperta mistificazione od un misto di entrambe le cose. Sarebbe come a dire che la Storia avesse negato l’importanza del capitale finanziario impiegato da Engels per ‘esser vicino’ a Marx. Lo stesso dicasi di una totale assenza di accenno sulla provenienza dei fondi dell’Internazionale Situazionista inispecie quando l’autore descrive la qualità tipografica della rivista edita dai situazionisti che aveva decisamente altissimi costi: non si dice nulla da chi traessero il denaro mentre il resto della stampa underground di allora era in tutta evidenza di una povertà assoluta. Dello stesso identico parere è un ‘cartografo’ serio del situazionismo qual è Gianfranco Marelli che nel suo L’amara vittoria del situazionismo. Storia critica dell’Internationale Situationniste 1957-1972, Mimesis editore, Milano 2017, ci ricorda alle pagine 130 e 361 questa evidente discrasia tra mezzi finanziari tradizionalmente scarsi e lussi grafici.

[2] Jean-Marie Apostolidès, Debord le naufrageur, Flammarion, Paris, 2015, pp. 12, 13.

[3] Gianni Collu, mai compianto abbastanza figura di eresiarca ci faceva notare anni ed anni fa che in un singolare volume a firma di Roland Barthes – esponente massimo della ‘massoneria pederasta mondialista’, la stessa che presiede agli alti circoli della Moda – costui faceva cenno da par suo – testualmente – alla “Legge come spettacolo” in un vano quanto vacuo testo dedicato (p. 271, Einaudi, Milano 1967) alla semantica della moda: Sistema della Moda: gli opposti estremismi consonanti. Il fatuo mondo dello ‘stracciame’ internazionalista à la page converge in toto con le rudi caricature del Proletario Rivoluzionario della Terza od ennesima Internazionale… Stessa identica cosa è stata fatta notare da un noto gallerista francese, specializzato in fotografia, a proposito di Robert Mapplethorpe, che a dire del primo non si sarebbe mai proiettato nell’empireo della fotografia glamour se non fosse stato promosso unicamente dai circoli sadomasochisti nonché omosessuali internazionali, vedi in Robert Mapplethorpe, op. cit., p. 210. Cosa del resto non nuova né tantomeno originale: molto prima di questi, Oscar Wilde fu innalzato agli onori della gloria mondana grazie al gossip delle cricche omosessuali senza il quale non avrebbe mai raggiunto la notorietà che ebbe, cfr. p. 140, The Rite of Sodomy, volume primo, a firma di Randy Engel, New Engel Publishing 2011. La Engel parla di vera e propria ‘massoneria intellettuale gay’ a pagina 323. In The Devil’s Chessboard, op. cit., si parla espressamente di ‘underground homosexual network’, p. 132, all’opera nei circoli diplomatici e spionistici europei.

[4] Ibid., pp. 15, 116, 122, 216, 287. Raul Vaneigem fa notare, per quanto riportato nel testo in questione a pagina 535, che Debord era un forte studioso della ‘Kabbala’, segno ulteriore del carattere settario del fondatore del Situazionismo.

[5] Connotazione non da ‘trascurare’ in quanto invero potrebbe esser stato un passepartout per ogni strettoia e vicolo del Potere, anche negli anfratti più preclusi ai più. Un esempio a caso – tra i tantissimi – a proposito ci viene da Felicity Mason biografa, sotto le mentite spoglie dello pseudonimo di Anne Cumming, sia di William Burroughs che del suo amante Brion Gysin, vissuta nella bohème dell’immediato secondo dopoguerra messa in scena tra Tangeri, Parigi, New York, Londra e Roma e in quest’ultima città si occupò di cinema. Sposata in prime nozze con un parente della Regina Madre britannica sia lei che il marito di lei furono ‘impiegati’ dal British Intelligence nella decifrazione di codici. Più vicino ai giorni nostri le vicissutidini di Harry Hyatt Lunn Jr., mercante d’arte, in particolare di fotografia, cooptato nei ruoli della CIA sotto le mentite spoglie di varie rappresentanze di associazioni studentesche a carattere internazionale. Da notare che Lunn fu l’alfiere di fotografi ‘tellurici’, cultori veri e propri della Falloforia più esasperata quali Robert Mapplethorpe, Andres Serrano, Pierre et Giles, Joel-Peter Witkin e più in là nel tempo, Hans Bellmer. Ci interessa constatare nell’ambito della presente ricerca che Samuel Jones Wagstaff, Jr., il gallerista che lanciò de facto l’abominevole yeti della fotografia ‘deviata’, ‘invertita’, nonché amante di questi, che risponde al nome di Robert Mapplethorpe, riteneva il proprio business basato sull’inganno e la sua personale vita una menzogna, vedi a pagina 115 dell’ottima biografia scritta da Patricia Morrisroe, Mapplethorpe: A Biography, Random House, USA 1995. Sorprenderà apprendere dal medesimo testo citato che Harry Lunn – p. 169 – un gallerista d’arte aveva avuto un passato di agente CIA? Randy Engel, del resto, nella sua monumentale opera a più volumi, The Rite of Sodomy, op. cit., inispecie nel volume primo, pone l’accento sulla stretta corrispondenza tra pratica omosessuale e condotta di vita del traditore per eccellenza, la spia. Stante alle Engel le due cose vanno spesso e volentieri di pari passo. Vedremo, di seguito, nel nostro testo che tutti i torti la Engel non li ha… Addenda: Per concludere, un altro fotografo dedito ad incitare il parossismo della libidine – Jock Sturges – più volte indicato per illecita diffusione della pedopornografia ebbe un incarico nella Marina Militare statunitense per via del fatto che padroneggiasse il russo: un agente (ennesimo) di influenza nel demi-monde dell’arte e delle gallerie?

[6] Debord le naufrauger…, op. cit., pp. 54, 100.

[7] Ibid., p. 87.

[8] Ibid., pp. 94, 185.

[9] Ibid., p. 99. Pure Gérard Berréby, ‘compagno di merende’ dell’accolita situazionista si confessa estimatore delle ‘giovini fanciulle in fiore’ tanto da esser stato licenziato dall’insegnamento scolastico a causa di una sua liasion dangereuse con un’allieva, cfr. Gérard Berréby et Raoul Vanegeim, Rien n’est fini, tout commence, Editions Allia, Paris 2014, p. 82.

[10] Ibid., pp. 298, 312.

[11] Ibid., p. 543.

[12] Ibid., p. 183.

[13] Del resto acutamente Gianfranco Marelli ci fa notare nel suo L’amara…, op. cit., a pagina 426, che certi epigoni del situazionismo, uno su tutti, Toni Arno, hanno trovato l’America in seno alle strutture iper-capitalistiche a venire.

[14] Rien n’est…., p. 313.

[15] In uno dei rari accenni degni di nota del libro di Bourseiller si scrive, forse ‘inavvertitamente’, testualmente, a pagina 191, che “[…] esiste una bellezza nella distruzione, nella dissoluzione”: è esattamente una delle tesi delle varie analisi che siamo andati pubblicando.

[16] Ibid., p. 327.

[17] Bisogna alienare da noi la visione scontata che il ripudio della reazione ‘bacchettona’ contraria al Totalitarismo Permissivo Pornologico sia informato solo e soltanto ad una visione retriva della questione simile ai ‘Tinelli Borghesi’ tanto invisi ai Calasso di turno. Si dovrebbe invece comprendere che «L’ascetica sadiana non è soltanto una pornografia […], ma un’autentica pornologia, una scienza della violenza sessuale e insieme utopia del male», Gli Adelphi…, op. cit., p. 182. Solo allora ci potrebbe essere un barlume di cognizione di causa-effetto, ad esempio, nella triste sequela dei cosiddetti ‘femminicidi’. Cfr. anche: Marco Guerra, Tossici da porno, www.laverita.info, del 22 ottobre 2016 dove l’autore parla giustamente che i rischi «[…] legati ad un consumo incontrollato di materiale porno sono ormai riconosciuti da tutta la comunità scientifica, tanto da far parlare di una vera e propria dipendenza patologica, al pari di quella per l’alcol o per le droghe. […] Il dottor Norman Doidge, neurologo presso la Columbia University […] spiega che la dipendenza pornografica possa determinare la riscrittura dei circuiti neuronali con addirittura modificazioni cerebrali definitive […] le immagini pornografiche restano occultate in maniera permanente nel cervello […] chi guarda pornografia in maniera assidua è intossicato, come se avesse un’overdose di molecole psicotrope. […] Lo Stato americano dell’Utah è stata la prima giurisdizione a livello mondiale ad aver dichiarato la pornografia un rischio di sanità pubblica». Ovvero Debord, l’apripista del delirium tremens pornologico.

[18] Di nuovo ci tocca sottolineare la stringente connessione non unicamente tra centri di Potere e conclavi apparentemente ‘rivoluzionari’ ma soprattutto tra quest’ultimi e le tematiche iniziatiche, tant’è vero che Berréby fa pubblica dichiarazione a pagina 107 della consustanzialità tra studio della Kabbala e il ‘progetto rivoluzionario’ situazionista, in Rien n’est fini, tout commence, op. cit., nonché la palese ammirazione di quest’ultimo verso Jacob Böhme, p. 151. Nel testo qui citato si nega ostinatamente, con pubblico sprezzo del ridicolo, che i ‘capetti’ del Maggio sessantottino non abbiano tradito i loro ideali allorché ad esempio, da ex-trotskyisti son divenuti ‘chief manager’ della Citröen, cfr. p. 288.

[19] Nel 2014 Alice Becker-Ho pubblica per i tipi d’oltralpe Riveneuve Éditions, Parigi, un singolare saggio preminentemente a carattere ‘etimologico’ incentrato sul lemma ‘ghetto’: Le premier ghetto ou l’exemplarité vénitienne in cui situa la genesi del primo ghetto ebraico nell’enclave veneziana. Singolarmente il saggetto è dedicato alla Serenissima: sarà uno dei soliti ‘puri’ casi che l’apologia aperta del dominio veneziano sia in perfetta assonanza con uno studio approfondito apparso anni orsono sul terrorismo in terra americana di cui abbiamo già parlato nelle nostre disamine precedenti e come già accennato da Maurizio Blondet nel suo Adelphi…? In margine ci appare che Silvano Russomanno, numero due dell’opaco malaffare che risponde al nome dell’Ufficio Affari Riservati era un cultore della glottologia nonché dell’etimologia universale…  Aussi, significativo ci appare che che a pagina 71 del citato studio si pone a mo’ di epigrafe: “Siamo veneziani, poi cristiani”, come suggello dell’apostasia di esser cristiani…: forse l’esser veneziani/cosmopoliti ante-litteram e contra christianos costituisce il passepartout per eccellenza nel globalismo coevo? Una curiosità a margine: Russomanno era un appassionato di pesca; Jesus Jim Angleton, a lungo ‘magnifico rettore’ della CIA fu un aficionado della pesca… Un merito dobbiamo ascriverlo però alla criticata da parte nostra biografia di Debord a firma di Bourseiller, op. cit., e questo va detto a proposito della Becker: l’autore ci svela, pagina 270, che suo padre, Anicet, è stato un gérant de l’établissment della Sassoon Bank in Estremo Oriente, la stessa genia di coloro che contrabbandavano oppio…

[20] Debord le naufrauger,  p. 327.

[21] «La fraternité è infine appannaggio di quei fratelli che, nelle logge e nei salotti elitari, ispirano e manovrano i due errori contrapposti…», in La deriva conservatrice della destra cattolica, a firma di Luigi Copertino, “Alfa & Omega”, novembre/dicembre 2004, n. 1, p. 104.

5 pensieri su “Colui che progettò il proprio naufragio. Il mastro d’ascia del Titanic: Guy Ernest Debord

    • Caro Semi-Anonimo [e già questo la dice lunga su di Lei] vedo che Lei non solo non ha strumenti per il cogitare ma nemmeno quelli, banalissimi, per cianciare, com’è d’uopo al Circolo Bocciofilo della Sinistra Regressiva, in attesa del sempiterno Messia Partigiano. Se li avesse non spenderebbe invano con, tra l’altro, sommo sprezzo del ridicolo, il lemma delirio: questo appartiene unicamente e solamente ad un sommo ispiratore della sua adoratissima figurina Panini ‘da autentica collezione. L’ispiratore l’avrà capito anche Lei immagino ma non essendone certo, visto i limiti di cui sopra, Le concedo un aiuto, è lo scorfano teutonico, Nietzsche, mentre la figurina pel gioco ‘a muretto’ è il suo adoratissimo Debord che amava a dismisura, non a caso, lo scorfano in questione. Quindi i deliri sono rispediti al mittente: si informi almeno prima d’aver l’ardire di commentare; ammesso che il Suo possa esser chiamato un commento degno di tal nome. Pretender come fa Lei di controbattere un articolo circostanziato, spessorato di note, di rimandi, di fonti bibliografiche, per non citare la monumentale ricerca di Apostolidès, non solo è ridicolo, ma indice di quella stessa supponenza, presunzione, che animava i capi situazionisti a cui Lei è devoto. Lei condivide però molto di più con quest’ultimi: cioè la stessa, identica, medesima, disonestà intellettuale, che talvolta è più grave di quella materiale. Loro si piccarono di demascherare, di svelare l’altro coté della Weltanschauung, ma quando emergono tracce, notizie, piste, testimonianze, le quali demascherano, svelano, loro stessi allora mettono in moto il loro pensiero fino: una caterva di improperi da Bocciofila della domenica. Questa era la veritiera allure di questi figuri. Non si peritano di smentire, di controbattere, di arguire una ed una sola nota messa in campo da chi si oppone a loro. Nulla. Debbo dire che au contraire mi trovo d’accordo con un suo icastico punto, il fatto che Debord sia stato una grande intelligenza: lo fu, come Agente d’Influenza, come Agente d’Intelligence. È quello che ho scritto profusamente nell’articolo: ma Lei sa leggere o scorge le lettere, i lemmi, solo come figurine PANINI?

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  1. ” Questa non è una biografia di Debord, ma beh, un prolisso pezzo di giornalismo investigativo contro Debord, dove sono riportate solo “testimonianze” da caricare, dove non si dice nulla sulla sua opera, la sua arte e il suo tempo, il suo cinema, il suo coraggio, a il suo tempo quasi solitario. Quindi questo libro non ha valore per gli storici, non è un documento. E l’uso dei documenti fatti dal suo autore è perfettamente disonesto, perché sceglie solo ciò che potrebbe essere dipendente.” G.F.Sanguinetti

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    • Ma cos’è, una gag da avanspettacolo stile Ridolini, o Fanfulla? Chiamare a sostegno del naufragatore Debord il suo mentore storico, Gianfranco Sanguinetti, esponente della inveterata gauche ultra caviar, erede della famiglia Arrigoni, prezzolatore appunto del Situazionismo con laute prebende, è come chiamare a testimoniare uno dei tre della Banda Bassotti a favore di Gambadilegno! Suvvia, Gentile Lucio, come diceva de Sade: ANCORA UNO SFORZO DI LUCIDITA’! a favore della Gauche Ultra Caviar: facendo sempre il gioco del Capitale, Lei non si può tirar indietro! Però, prima di vergar le Sue divertenti bagatelle, abbia almeno contezza della Storia! Altrimenti debbo lasciarLa all’OBLIO CHE Lei Degnamente merita.

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