“The Great Unwashed”

Ricapitoliamo brevemente. Il Dominio Formale del Capitale d’antan, succintamente Old Economy Style, si estrinsecava nel dispiegamento violento dell’Ideologia, quale Essa fosse, in fronte alla bocca dei Perdenti, quasi essi fossero, di volta in volta. Lumpenproletariat vario, “The Great Unwashed”: la Moltitudine puzzolente, sporca, secondo una definizione di una Lady britannica dell’Ottocento, Dannati della Terra, paria, diseredati d’ogni risma, deboli, infanti, intoccabili, poveri, servi della gleba, malati, inermi, schiavi dell’Apartheid, gente di colore, svantaggiati, donne, sans papiers et sans frontiers, W.A.P.: Without Any Paper, gli ‘sdentati’ di Hollande, il Mulino del Po di bacchelliana memoria, la Londra suburbana miserrima di Dickens, i famosi ‘prolet’ orwelliani, la ‘White Trash’ così detta in America, Dagos, suburre varie. Il Potere nasce(va) dalle canne brunite, improntate elicoidalmente, dei fucili. Da lì traeva la sua genesi, lì moriva però. Non stiamo accennando ad un rovesciamento di prospettiva delle forze in campo ma bensì al fatto certo che una volta ridotto l’handicappato di turno a tacere, il Tirannicidio s’arrestava, pago della sua Sovranità: non ‘entrava’, non ‘scassinava’ la fortezza dell’Io, ne rimaneva fuori dai suoi intrinseci limes. Era sazio della sua Volontà di Potenza affermata de facto, realiter. Si trattava di un Dominio Concreto, bruto nei fatti, granitico, seppur connotato da una separazione delle sfere di influenza e d’intossicazione: da qua il Potere nudo e crudo, di là dalla riva i soggiogati. La zona grigia di contatto era ferrea quanto sporadica, ben delimitata e definita, quasi a non volersi contaminare l’un l’altra. Quasi che non avessero nulla o punto da spartire.

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Coll’ascesa apocalittica, turbocapitalistica, del Dominio Reale avviene un’inversione di senso a 360°. Una giravolta da salto mortale carpiato triplo. Il Capitale diviene antropomorfo: ha fame d’inglobare ad un tempo l’individuo e di riprodursi cancerosamente, come massa tumorale infestante, sarcoma ideologico, all’interno medesimo dell’Individuo, onde perpetuarsi ad libitum in una tragica parodia dell’esistenza dell’individuo. Una pantomima macabra ebbe inizio. L’anima dell’antico commercio fenicio delle reliquie (ora ideologiche) sorse di nuovo. Il Capitale Gnostico, che d’altronde sempre fu connotato dallo gnosticismo ma mai come allora – gli anni Sessanta – perse così nettamente ogni pudore non temendo perciò di mostrarsi stele Nuda: vedi lo sbandieramento ai quattro venti promosso dal Club di Roma quanto dal Massachusetts Institute of Tecnology del malthusiano necroforo dossier, I limiti dello sviluppo, prodromo del Culto dell’Eco_Idiozia Planetaria, a braccetto col Capitale Tecnofeticista, si palesano come Herr de Welt, Signore del Mondo. Non per nulla, non a caso, la Testa di Turco di quel Club, fu Aurelio Peccei, [giova ripeterlo] sodale prezzolato del mondo FIAT, misteriosamente brasseur d’affaires in terre dell’Impero di Mezzo. Materiam superabat Opus.

Il Dominio Reale agisce ‘estrattivamente’ sin giù fino ai meandri più reconditi dell’Essere Persona – factum brutum – reclamando la sua tirannicidia sino a voler mesmerizzare quest’ultima quale Forma Merce e basta e null’altro. Una vera e propria reductio ad pueros ove non ci sia però spazio per nessuna ‘ingenuità’, né tanto meno ‘candore’ infantile. Collu e Cesarano la definirono il ‘babysh’ del Capitale. Molto propriamente Vanni Codeluppi ha parlato di ‘vetrinizzazione sociale’ dell’individuo. Si faccia però attenzione: i beaux ésprits ‘toccati’ ‘generosamente’ dalla bacchetta della magia nera, de occulta philosophia del Capitale – Timeo Danaos Dona Ferentes! – sono da una parte tenuti a rifondere, con tassi di strozzinaggio come del resto accadde nella prosaica vicenda dei Prime Rates, i prestatori d’Immagine Ideologica, ma alla stessa stregua, sono i medesimi che invocano tale ‘seduzione’ misteriologica, capitalista, con buona pace per la dialettica servo/padrone. Qui la chasse au trésor non è più per nulla la lotta del Tiranno/Padrone volta a schiacciare il Servo/Schiavo ma bensì interpretata, vissuta ed incarnata dallo Slave che agogna al suo Master in un’ottica peculiare al bondage di S&M, in una rete desiderante sadomaso. Le sciocchezze frivolissime para-sessantottine di quel pagliaccesco testo che risponde al nome d’AntiEdipo volevano auspicare l’avvento di questa perversione di massa. Credo quia absurdum.

Le calze di nylon o le Marlboro che davano facile accesso alle vagine delle donne dell’Est europeo era un manifesto segno di mercimonio ancor ancorato alla sua forma bruta, primitiva, di scambio mercantile ma già portava i segni di quanto il Capitalismo della Seduzione Ideologica aveva certo effetto sul desiderio/desiderante del’Individuo a farsi cooptare in toto dal Capitale come marea montante. Certo, esistevano al di là della Cortina di Ferro presupposti, ahinoi, di pura Fame, di puro Stento, di puro Bisogno, facili adescamenti in nuce, facili prede di ogni offerta prettamente ‘materiale e materialistica’ sebbene non si trattava solo di questo e di quello. Al di là della forma merce volta a soddisfare bisogni ‘reali’ di cui sopra, esisteva, permeava come una coltre, il medium del messaggio, che il Regno di Bengodi, il Pleroma, il Mondo della Pienezza, dell’Abbondanza superfetata, la Libertas Philosophandi della Forma Merce, fosse incentrata nell’Estremo Occidente. Non s’accorsero quelle Anime Belle che la joint-venture Vodka-Cola – Charles Levinson insegna! – era già in essere da tempo. Non s’avvidero che la societas mercatorum era già all’opera a fine dell’Ottocento, dai banchi lignei, fumigati dalle pipe fatte manufatte in schiuma di mare, di Wall Street come della City, ambedue énclave lorde di Sangue, ad impetrare il sanguinoso Grand Guignol della Rossa Rivoluzione Russa d’Ottobre.

Come Pier Paolo Pasolini deprecava l’imborghesimento dei ‘suoi’ ragazzi di vita che mano a mano chiedevano per i coitus more ferarum, le fellatio e le sodomie in corpore vili ben più che una pizza in borgata così le figlie degli operai nell’Europa degli anni Sessanta-Settanta che ambivano ad una pelliccia erano stigmatizzate dai variegati clown della polemologia extraparlamentare controculturale sinistrosa – il laido Marcuse in testa, invero irreggimentato nell’Office of Secret Services – quali imborghesite traditrici della Causa Operaia, alla stessa stregua delle piacenti signorine dell’Est europeo, falce e martello, agognanti il carrello della spesa dei primi supermarket occidentali. Il Dominio Reale – Ein Zauberheiler – all’Opera al Nero.

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