#GHISLAINE #MAXWELL #JEFFREY EPSTEIN #TALE PADRE TALE FIGLIA #DA “LA SUPERFICIE OPACA” #SCRITTI ANNI ED ANNI FA… #VOX CLAMANTIS IN DESERTO

Nella notte, nell’oceano, al largo delle isole Canarie, il cinque di novembre del 1991 viene a a galla tra i flutti il cadavere di Jàn Ludvík Hyman Binyamin Hoch, meglio conosciuto come Robert Maxwell, potentissimo media mogul di fama mondiale, nonché ex-membro del Parlamento Britannico.

Maxwell era “caduto” dal ponte di Lady Ghislaine: il suo imponente yacht a motore, senza che nessuno dell’equipaggio (professionista) si accorgesse di “niente”.

Tanto per rammentarci la caratura dell’uomo basti dire che il suo impero mediatico cosmopolita comprendeva nel novero delle sue imprese editoriali niente di meno che il “Daily Mirror”, la Macmillan Inc., una delle case editrici più prestigiose al mondo, una tranche consistente del canale televisivo MTV (responsabile della propalazione in massa di imbecilli sconcezze musicali) e la famosa scuola di lingua Berlitz.

LSO_COVER_PAINT

 

Maxwell, di origini poverissime, proveniva dall’Est europeo da un enclave yiddish che fu vittima di terribili persecuzioni naziste in cui perse gran parte della sua famiglia.

Dopo tortuose vicissitudini in mezza Europa rese servigi all’armata inglese nella Seconda Guerra Mondiale e in quel frangente assunse lo pseudonimo di Robert Maxwell.

Sempre in ambiti militari, nel primo dopoguerra, assunse il ruolo di correttore di bozze nonché “censore” per il comando militare a Berlino retto dagli Alleati.

Fu in pratica il suo battesimo di fuoco nel mondo della carta stampata.

Da qui il passo fu breve – specie evidentemente in certi ambienti, e con certe coperture – per diventare se non un editore in proprio, un distributore della Springler Verlag, una casa editrice di libri a carattere scientifico.

Magie ed incantesimi delle Grandi Potenze dell’Aria.

Non per nulla uno dei suoi biografi meno agiografici – Russell Davies – scrive nella prefazione[1] del suo: A Foreign Body: The secret life of Robert Maxwell che non esiste una storia unica di Maxwell e che ogni storia potrebbe aggiungere un qualcosa alla segreta aura del personaggio in questione.

Con sufficiente ironia Davies è bravissimo a paragonare le vicissitudini di Maxwell al creative accounting ovverossia all’arte di costruire situazioni in maniera creativa, raccontandoci che lo stesso Maxwell eccelleva in questa arte.

Stava forse accennando il Davies alla pratica di magie, veleni ed incantesimi?

Non lo sappiamo.

Fatto sta che Davies prosegue il ritratto di Maxwell citando sia il Cubismo che il Surrealismo quali vie maestre per descrivere procedimenti simili adottati dal magnate dalle oscure origini sulla via del suo sfolgorante successo.

Davies dice che il Cubismo vedeva uno stesso oggetto da una moltitudine di angoli che lo facevano apparire come una coniazione di se stesso, mentre il Surrealismo comprendeva un osservatore sano divenuto insano a causa di un serialismo impossibilitante – paralizzante – ma che si presenta come una forma di verità.

Il tono faceto di Davies non ci inganni.

Sappiamo che la maschera talvolta ridanciana dell’arte nasconde eventi tragici.

Gli stessi clown, specie a tu per tu, appena sotto il filo del cerone, celano animi tristi.

E la gouache di Davies su Maxwell ci riporta alla definizione che Hugh Trevor-Roper[2] dette di Sir Edmund Backouse ovvero l’Eremita di Pechino:

«Un uomo che, dinanzi ai molti stolti che in ogni mistero vedono una mistificazione, ha saputo dimostrare con la dedizione di una vita intera che la mistificazione stessa è uno dei misteri più profondi».[3]

Che Maxwell sia stato una sorte di artista del business non c’è dubbio, ma ci si insinua il dubbio che sia stato anche altro.

Forse un agente di qualcosa, di qualcuno?

***

Ma la carriera di Maxwell è skyrocketing: viaggia come un razzo interstellare, tanto che il primo impiego di Maxwell giunge presto e con estrema nonchalance economica anche in tempi post bellici durissimi su ogni fronte.

Difatti viene finanziato niente po’ po’ di meno da Charles Hambro,[4] un appartenente al SOE (lo Special Operation Executive, insomma uno dei servizi segreti inglesi del tempo) per mettere in piedi un’agenzia di viaggi che fungeva da copertura e da vera e propria travel agency per il personale dei servizi![5]

Giova ricordare che avevamo già visto nel nostro Sessantotto[6] servizi di mezzo mondo mimetizzarsi in una miriade – come un’idra dalle mille teste – di compagini commerciali, le più disparate e sorprendenti.

Bravi forse nel creative accounting?

E perspicacemente Russell Davies fa notare il parallelo tra la vita di Maxwell ed altri figuri quali lo scrittore B. Traven, autore del fortunato Il tesoro della Sierra Madre, anche lui fantasioso girovago dai molti nomi e dai molti cognomi.[7]

Anche lui lavorò come censore di stampa proprio dopo la Prima Guerra Mondiale.

Sempre Davies punta l’attenzione su un altro sorprendente parallelismo tra Maxwell ed altri personaggi delle Ombre.

Si sta parlando di Trebitsch Lincoln, nato in Ungheria come Ignácz Trebitsch nel 1879 e convertito dal Giudaismo al Cristianesimo.

Si mosse verso l’Inghilterra e divenne membro del Parlamento.

E divenne spia e pare anche doppia o tripla, con un bizzarro intermezzo da monaco buddista a Shangai![8]

Nel 1964 Maxwell come rappresentante del Labour Party diviene addirittura Membro del Parlamento britannico.

Bizzarro davvero.

C’è da chiedersi dove sia andata a finire la quintessenza dello snobismo britannico. Snobismo che, all’improvviso, chissà perché?, ha chiuso non uno, ma due occhi, su un suo doppio tabù: quello di essere straniero e di essere nato povero.

Chissà che passepartout aveva dalla sua questo Maxwell…[9]

Un passepartout così massiccio che gli permise di essere sepolto dopo un solenne funerale di stato, sul Monte degli Olivi a Gerusalemme?

Ari Ben-Menashe, un agente in passato del Mossad, pare abbia diffuso la voce che sia Maxwell che Nick Davis, un redattore del “Daily Mirror” fossero in forza ai servizi segreti israeliani, sino al punto di essere loro gli autori della soffiata al Mossad sul celebre caso di Mordechai Vanunu.

Si ricorderà che Vanunu fu uno dei primi a subire – una sorta di inaugurazione – la pratica delle special renditions: rapimenti fuori di ogni legge di individui da parte di servizi segreti in nazioni estere.

Vanunu – tecnico nucleare – fu rapito in Europa dal Mossad e portato in Israele per subire poi una detenzione pluriannuale dietro l’accusa di tradimento.

In pratica Vanunu sarebbe stato il primo[10] a rivelare al mondo che Israele aveva immagazzinato un numero di testate nucleari spaventoso a Dimona,[11] in Israele, in barba a qualsiasi convenzione internazionale.

Non c’è bisogno di dire che da parte delle solite associazioni pacifiste, arcobaleni di varia natura, c’è stata un’azione particolarmente morbida per contestare questa barbarie.

Anche il volume The Samson Option del noto giornalista del “New Yorker” Seymour Hersh pare confermare la tesi di Vanunu.

Nonostante che Maxwell fosse ritenuto una delle persone più ricche al mondo, non ebbe tema a depredare il fondo pensioni del “Daily Mirror”, azione che portò alla bancarotta sia il giornale che l’impero maxwelliano, poco prima della sua scomparsa in mare.

Ma c’è dell’altro.

E di molto “grosso”.

***

Il Signor William Hamilton durante una lunghissima battaglia legale per cercare di riappropriarsi dei diritti di un software da lui creato che risponde al nome di INSLAW Promis fece il nome di Robert Maxwell.

Il Promis era un software[12] che aveva una incredibile capacità, per l’epoca, di selezionare un’impressionante quantità di dati eterogenei in tempi minimi, intercettando ogni tipo di comunicazione, per poi aggiornare uno smisurato data-base da cui era possibile selezionare ogni tipo di informazione su tematiche, soggetti, situazioni, individui che costituivano la chiave di ricerca.

In parole povere: un’arma ricercatissima per i servizi di ogni genere e risma.

Ebbene, Hamilton ha sempre sostenuto che il Dipartimento della Giustizia americano lo aveva raggirato con l’effetto di sottrargli in toto la paternità nonché l’usufrutto del Promis.

In questa disperata difesa da parte di Hamilton emerse il fatto sconcertante che due dei suoi più alti in grado collaboratori avevano lasciato d’improvviso la sua società per andar a finire in una piccolissima casa editrice a McLean, in Virginia, che non contava nemmeno dieci dipendenti, secondo stime della Dun & Bradstreet.

Questa microscopica casa editrice era la Pergamon-Brassey’s International Defense Publishers, Inc.

Indovinate di chi?

Di Maxwell naturalmente.[13]

Come dire? Tutte le strade finiscono in paradiso, o perlomeno in certi paradisi.

Fu Ben-Menashe che confidò addirittura ad Hamilton che Maxwell e il senatore, in passato, americano John Tower furono i diretti artefici della vendita del Promis a varie agenzie dei servizi occidentali, con – pare – un’unica strana eccezione.

Quella di Israele.

Dicevamo strana in quanto Israele è stata la prima nazione ad avere il Promis oltre agli USA ma pare, sempre secondo Ben Menashe, che la copia fu – per così dire – trasmessa a Rafi Eitan,[14] un agente israeliano che potè assistere sotto lo pseudonimo di Dottor Ben Orr ad una dimostrazione in anteprima delle funzionalità straordinarie del programma.[15]

Ora al di là delle mille fantasmagorie che la figura di Maxwell ci ricorda la domanda è questa: chi ha osato dar scacco matto ad una testa di turco importantissima come quella di Maxwell[16] in barba allo strapotere della lobby israeliana tanto decantata dai giannizzeri della rete che vedono solo tale lobby e null’altro?

Forse un caso?

Una coincidenza o l’inizio di una serie di più coincidenze?

[1] Russell Davies, Foreign Body. The secret life of Robert Maxwell, Bloomsbury Publishing Plc, London, 1995, p. 1.

[2] Curiosamente Hugh Trevor-Roper fu “collega” di Maxwell nel compito di interrogare prigionieri nazisti nel campo di internamento di Iserlohn, cfr. Foreign Body, op. cit., p. 18, e curiosamente si narra che fu un agente dei servizi. Negli anni Cinquanta era coinvolto nel famigerato Congresso per la Libertà Culturale che abbiamo visto nel nostro Sessantotto fu un’emanazione dei servizi.

[3] Hugh Trevor-Roper, L’eremita di Pechino. La vita nascosta di Sir Edmund Backhouse, Adelphi, Milano, 1996, 3a di copertina.

[4] La Hambros Bank ebbe un ruolo cruciale nelle vicende Sindona e Calvi. Cfr. Ferruccio Pinotti, Poteri forti. La morte di Calvi e lo scandalo dell’Ambrosiano. La nuova ricostruzione delle misteriose trame della finanza italiana, Bur, Milano, 2005, p. 316.

[5] Foreign Body, op. cit., p. 23.

[6] Curioso venir a conoscenza – a bozze già consegnate alle stampe del nostro Sessantotto – che l’incipit di questo testo, il quale scorgeva nel doppiopesismo e nella conseguente pratica della mistificazione attuati a mo’ di  incubatori del movimento di rivolta sessantottina, trova sponda non solo ai giorni nostri, a riprova del peso della pietra angolare che ha costituito la proiezione di quel cosiddetto Movement, ma addirittura viene citato da un esponente dell’establishment quale è stato Geronzi, quale piaga della vivere attuale. «Bisogna considerare ormai imperante il doppiopesismo? C’è chi è più uguale e chi lo è meno?», Massimo Mucchetti e Cesare Geronzi, Massimo Mucchetti intervista Cesare Geronzi. Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata, Feltrinelli, Milano, 2012, p. 237.

[7] Pare che il vezzo di trasmutare cultura, paesi, nomi, cognomi, identità, profili professionali sia comunissimo in certo Est europeo. Ci sovviene l’esempio eclatante di Joseph Conrad, alias – per l’appunto – Jósef Teodor Konrad Korzeniowski. Conrad ebbe a scrivere di spionaggio ne L’Agente segreto. Chissà come mai…

Maurizio Blondet da conto – mirabilmente – di svariati personaggi di chiara dote camaleontica del mondo dell’Europa dell’Est nel suo saggio Cronache dell’Anticristo, Effedieffe, Milano, 2001.

[8] Foreign Body, op. cit., p. 1.

[9] Nella sua agenda aveva, tra gli altri, i numeri di telefono personali di Henry Kissinger (4 numeri), dei leader israeliani Yitzhag Shamir e Shimon Peres, Foreign Body, op. cit., p. 3.

[10] Anche se non l’unico: Avner Cohen, uno storico israelita, con cattedre al MIT e ad Harvard, e autore del libro Israel and the Bomb, fu un altro a parlare della questione nucleare ricevendo in cambio un chiaro ostracismo da parte israeliana. Stessa sorte toccò ad Yitzhak Yaacov come allo scomparso Primo Ministro israeliano Levi Eshkol, nato Levi Školnik, tra i padri fondatori dello Stato di Israele.

[11] Vedi particolari della vicenda in Attraverso l’inganno, Claire Hoy e Victor Ostrovsky, Interno Giallo, Milano, 1991, pp. 130, 131.

[12] Promis: Prosecutor’s Management Information System, software avente similarità al noto, nel passato, Echelon o al più recente Prism portato alla “ribalta” da Edward Snowden.

[13] Foreign Body, op. cit., pp. 169, 170, 171.

[14] Lo stesso che non fece nulla per impedire il massacro di Sabra e Shatila ai danni dei palestinesi.

[15] Foreign Body, op. cit., pp. 179, 180.

[16] Ai giorni nostri un impero mediatico di proporzioni simili a quelle dello scomparso Maxwell è in mano a Robert Murdoch. Una carriera anche questa fatta a grandi falcate verso i paradisi degli Happy Few con un inciampo vistoso verificatosi nel 2011 quando dovette chiudere la sua corazzata principale, il “News Of The World” a causa di uno scandalo originato dalla scoperta di una sistematica rete di intercettazioni abusive messe in atto dalla corporation a danno di Vip, leader politici e via dicendo … Ovviamente nessuna stampa anglosassone scatenò la stessa campagna mediatica contro Murdoch che invece avvampò per il nostrano Satiro della Brianza. La regola aurea dei due pesi, due misure impera sovrana.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...