L’IMPERO DEL MALE.  Lo Stato Canaglia

I rari nantes in gurgite vasto che hanno la bontà di darci, talvolta, uno sguardo sanno alla perfezione che è lungi da noi esser mesmerizzati da checchessia che sappia di attualità, di cronaca contemporanea. Nondimeno gli avvenimenti dei mesi che ci vedono scrivere queste righe non possono non farci accentuare l’azione del nostro radar, casalingo quanto si vuole ma pur sempre strumento d’indagine, a mo’ di periscopio, su quanto sta accadendo nel terrificante turmoil vulcanico del Medio e Vicino Oriente a partire dal vile, proditorio, attentato contro il leader maximo militare, iraniano, Qaset Soleimani, messo a segno dai clan bright & best del Secolo Americano. La domanda che sorge spontanea quanto inevitabile da Sotto il Vulcano è quale sia davvero la Nazione Canaglia, l’Impero del Male, quando s’appella una figura inserita appieno nei ranghi militari quale terrorista mentre lo si accoppa, come un animale al macello, nello svolgimento di una missione diplomatica che avrebbe dovuto assicurargli la piena immunità, accusa, quella di Nazione Canaglia et l’Impero del Male che, appunto, viene diretta proprio contro quella Nazione e le similari ad essa che ha subito il torto di questa uccisione, di questo massacro.

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Temiamo che la storia che c’accingiamo a raccontare non sarà breve né piana, ma, anzi, impervia nel suo saliscendere tra Est ed Ovest, Nord e Sud, tra gli albori dell’excursus umano per arrivar sino ai nostri giorni. Ma tant’è.

Abbiamo già avuto occasione di triturare, sminuzzare, spolpare, smembrare in uno dei soliti nostri testi marginali   ̶ su cui al solito cadde inesorabile la cortina, la cappa del silenzio  ̶  un dossier, quindi non lo riprenderemo a reiterare la chiave di volta per cui lo utilizzammo ma bensì quale paradigma per la Narrazione che andremo a comporre qui in avanti. Paradigma significa:

paradigma […] 1. […] 2. Nella linguistica moderna, l’insieme degli elementi della frase che contraggono tra loro una relazione virtuale di sostituibilità, potendo sostituirsi gli uni agli altri nello stesso contesto. 3. Nel linguaggio filos., termine usato da Platone per designare le realtà ideali concepite come eterni modelli delle transeunti realtà sensibili, e da Aristotele per indicare l’argomento, basato su un caso noto, a cui si ricorre per illustrare uno meno noto o del tutto ignoto. Con altro sign., il termine è stato recentemente introdotto nella sociologia e filosofia della scienza per indicare quel complesso di regole metodologiche, modelli esplicativi, criterî di soluzione di problemi che caratterizza una comunità di scienziati in una fase determinata dell’evoluzione storica della loro disciplina: a mutamenti di paradigma sarebbero in tal senso riconducibili le cosiddette «rivoluzioni scientifiche»

Il testo in questione è Il caso Parolisi. Sesso droga e Afghanistan[1] ove si racconta magistralmente di una rete colle maglie a zigzag intessuta tra un universo micrologico, l’accadimento dell’omicidio di Melania ed uno macrologico, un sito in cui si dispiega, prende corpo un Teatro di Guerra, uno dei tanti che mano a mano hanno infuocato, al calor bianco, le derelitte terre dell’Africa del Nord. Ne ripercorreremo qui succintamente le superfici di faglia, lo ribadiamo, non tanto per duplicare quello di cui si accennò a suo tempo, di già, ma quanto per portar dimostrazione, verace prova del nove, sebbene in una maniera del tutto opposta a quanto affermammo nel nostro Le Potenze dell’Aria, che tali Potenze sono all’opera, al ferro, al fuoco, materialmente, graniticamente, cristallinamente e quindi le tesi insite in quello studio sono al Vero, in Azione oggi sempre più, in corpore vili. Ma veniamo al racconto: ne Il caso… si narra del tutt’ora insoluto omicidio di Melania Parolisi, moglie di un sottoufficiale delle nostre Forze Armate. Costui fu impiegato in Afghanistan […]

[1] A doppia firma di Alessandro De Pascale ed Antonio Parisi per i tipi delle edizioni Imprimatur, Reggio Emilia 2014.

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