Gore Vidal

È assai significativo che un testo di enorme successo come  Myra Breckinridge, apparso non per niente in pieno tumulto sessantottino – il libro uscì proprio nel 1968 – a firma dello scrittore omosessuale Gore Vidal riporti in quarta di copertina queste note: «Questo libro ha con la decadenza lo stesso tipo di rapporto che le Liaisons dangereuses di Laclos ebbero con la fatuità della società francese del Settecento», (“The Observer”) a suggellare l’opera destruens che la pornologia ebbe sia nell’ ambito della rivoluzione illuminista come in quella sessantottina. Inoltre si legge: «Un assalto metafisico al sancta sanctorum americano: il culto matriarcale la cui missione è ‘la distruzione delle ultime vestigia della virilità tradizionale allo scopo di riordinare i sessi, riducendo la popolazione e nello stesso tempo incrementando la felicità», (“Times Literary Supplement”) a riprova della scoperta intenzione della pornocrazia quale arma finale contro la famiglia patriarcale custode – nel bene e nel male – delle ultime vestigia del Nomos, della Legge e dell’Ordine, prima del Caos finale.

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Tom Selleck

Dalle parti di Basilea, circa metà anni Sessanta

Il quadrimotore ancheggiava, pareva che tossisse, lacerando le tenebre elvetiche nel mentre che la pista sottostante si sciorinava in una lingua lunga, camaleonte di grigio asfalto, quasi a non vederne mai la fine. Donald Stuck, l’amico americano, era pressoché immobile nelle sembianze incerte quasi a metà strada tra un loffio Tom Selleck ed un gagliardo Alvaro Vitali. Di là, oltreoceano, l’immediato ricordo di giorni passati, inondato di patchouli, brownsugar, sitar, bonghi, speedball, capelli lunghi sino alle spalle, sit-in, t-shirt stinte colla varechina a sembrar astri siderali, camiciuole con intarsi multicolori e piccoli specchietti circolari cuciti attorno al colletto, musica rock bombardata con migliaia di watt, make love not war, chitarre Stratocaster, bassi Fender, lo fece impercettibilmente ammiccare. L’avrebbe voluti vedere davvero quelle larve umane, autentici residui psichici, splendide bestie bionde, che animavano quei lidi californiani e non solo, ora, nella pancia di quell’aereo mentre inscenava una discesa stile montagne russe, a vomitar anche la loro lurida anima. Donald no, no davvero: ne aveva viste troppe di simili scene nelle troppe missioni portate a termine. Col sangue e col fuoco, colle lacrime. Ora aveva dismesso il vestiario multicolore, ciarpame dei be-in hippies, per un sobrio seppur scontato due pezzi di Oscar de la Renta che faceva tanto commesso viaggiatore d’alto bordo. Pareva un più che perfetto salesman dell’Ibm: International Business Machine Ltd. L’attendevano in ‘Ditta’. Il velivolo, colle insegne camuffate, finalmente caracollò sino a bordo pista. Il controllore di volo che aveva sostituito quello che doveva esser davvero di turno chiuse il registro aereonautico della notte. Non risultava atterrato nessun velivolo durante lo slot appena chiuso. Donald era un uomo venuto dal nulla. Non esisteva alla lettera.

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La sovranità si occulta manifestandosi

Sulla Doxa ci piace riportare il commento formulato da Massimo Cacciari nel suo L’Arcipelago, Adelphi, Milano 1997, che la canta chiara in barba a coloro che spergiurano a destra e manca sulla chiarezza, sulla cristallinità, sull’onestà del Potere. Ecco in un raro lacerto di non opacità cosa dice il barbuto veneziano, la veneris figurae, alle pagine 77 e 78: «L’immagine del tutto-conoscere senz’essere conosciuti rivela l’essenza stessa dell’Utopia proprio in quanto forma-Stato ideal-tipica. Tale forma esige la non reciprocità dello sguardo. Chi è veramente sovrano non può esser oggetto dello sguardo altrui, se non per le sue maschere. La maschera ha, certo, una relazione con gli ‘arcana’ che protegge, ma tale relazione potrà essere intuita e scoperta solo da chi già, in qualche modo, ne partecipa, vi è stato ‘iniziato’. Perciò la maschera (il rito, la festa, la cerimonia) appartiene essenzialmente alla dimensione esoterica del potere. lungi dal disvelarlo, lo ri-vela. La sovranità si occulta manifestandosi», corsivo nostro.

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Massimo Cacciari

Del resto lo aveva già esplicitato in maniera chiarissima Maurizio Blondet nel suo insuperato, pure da lui medesimo Gli Adelphi della dissoluzione. Strategie culturali del potere iniziatico, Ares, Milano 1994, dove – a pagina 12 – riferisce di un passo del nictalope per eccellenza, Massimo Cacciari, che recita così: «Lo spirito estetico-economico borghese non tollera di essere messo in discussione […]» dove pudicamente si appella ‘borghese’ semplicemente è invero il Totalitarismo Apparentemente Permissivo che risponde alla nomea di Oligarchie Iniziatico-Finanziarie.

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Corpo d’Amore

Sentiamo Norman O. Brown, uno dei banditori del ’68 che fu idolo delle masse sessantottine dire: «Il compito di costruire un Io dionisiaco è immenso; ma alcuni segni ci indicano che è già in via di attuazione. Se possiamo discernere il dionisiaco infuso stregato negli sconvolgimenti della storia moderna, nella sessuologia di Sade e nella politica di Hitler, possiamo anche vedere nella reazione romantica l’entrata di Dioniso nella coscienza. È stato Blake a dire che la strada dell’eccesso conduce al Palazzo della Saggezza; Hegel ha saputo vedere che la dialettica della realtà è un’orgia bacchica, in cui non c’è membro che non sia ubriaco e Nietzsche e Freud sono gli eredi dei romantici», Ibid., p. 261. Il Brown, sorpresi?, era psicologo ed ovviamente in forza durante la Seconda Guerra Mondiale nell’OSS. Ovviamente era un sostenitore di Jacob Böhme: «[…] chiaramente Böhme e Freud hanno troppo in comune per poter far a meno l’uno dell’altro», Ibid., p. 449.

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Naomi Klein docet…

A coloro che avessero particolari remore nel ‘percepire’ il termine iniziatico raccomandiamo la minuziosa lettura di un testo mirabile di cui facciamo pubblica ammenda nel non averlo considerato prima visto che è un’edizione del 2007 ma che pone in luce in maniera strepitosamente dettagliata e circostanziata la Stimmung iniziatica/gnostica delle Oligarchie imperanti. Parliamo di Shock Economy a firma di Naomi Klein, RCS Libri, Milano 2007. A pagina 29 si legge: «Questo desiderio di disporre del potere divino di creazione ex nihilo costituisce precisamente il motivo per cui gli ideologi del libero mercato sono così attratti dalle crisi e dai disastri. Una realtà non apocalittica è semplicemente incompatibile con le loro ambizioni. […] Chi crede nella dottrina dello shock è convinto che solo una grande discontinuità […] un attacco terroristico possa generare quelle tele vaste e bianche tanto intensamente desiderate. In questi momenti malleabili, in cui siamo psicologicamente e fisicamente sradicati, gli artisti del reale tuffano le mani e iniziano il loro lavoro di ricreazione del mondo»: si poteva essere forse più incisivi e chiari?

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COMINTERN oppure… Homintern?

Giova rammentare che anche da noi fu di nuovo, ancora una volta, un’agenzia giornalistica, OP di Mino Pecorelli, a “svolgere” un accortissimo lavorio di intorbidamento delle notizie di carattere politico-giudiziario. Pare che la copertura letteraria ben si aggradi alle accolite spionistiche. Il Comintern, l’Internazionale Comunista, fondata a Mosca nel 1919 ebbe un suo comitato d’azione in Germania, a Berlino, che operava nella Wilhelmstrasse, dietro le sembianze di una casa editrice, sino all’avvento di Hitler al potere. Cfr. Robert Moss, Carnevale di spie, Sugarco, Milano, 2001, p. 555. Strano personaggio questo Moss, autore del libro qui citato. Storico e giornalista australiano, ha lavorato tra l’altro per “The Economist”, la BBC, “The New Republic”, “The New York Times”, “Daily Telegraph”, e The International Institute of Strategic Studies. Per questi ha redatto e pubblicato il libro Urban Guerrilla Warfare, uno studio sulle tecniche della guerriglia urbana. Nel 1986 diede l’avvio in una località di campagna non lontano da New York ad una serie di seminari incentrati sullo sciamanismo e sull’attività del sogno nel dormiveglia.

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Gli Stati Molteplici dell’Essere

Come sempre le chiavi, i livelli, di interpretazione di questo o quell’accadimento possono essere semplici o complicati; univoci, duplici o multipli addirittura e via di seguito. In genere indagare e cercar di comprendere colla classica chiave di volta dell’a cui prodest aiuta sebbene come nella matematica, alla fine della fiera, se è il numero che descrive la realtà anch’esso va ‘letto’ nella giusta luce e misura. Tutto ciò per dire che il Terrorismo, singolo o diffuso che sia, appare essere causato da questi, giovare quindi a quello e così via. Ma questo a cui prodest è l’unica lente di discernimento?

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